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Fondi attivisti, quali effetti sulla governance?

Anche in Italia hanno fatto la loro comparsa gli activist funds, e da più parti ci si interroga sull’impatto che possano avere sul governo societario

credit: GettyImages

Una presenza sempre più massiccia quella degli investitori istituzionali in Italia. A metterla nero su bianco la Consob che nella sua relazione sull’Evoluzione della corporate governance ha rilevato come siano presenti nell’azionariato di 62 quotate italiane, pari a qualcosa come il 27% del mercato. Il rapporto mette anche in evidenza che, a fronte di una contrazione della presenza di banche e assicurazioni, si assiste a un aumento di quote di capitale riconducibili a investitori attivi, per la maggior parte dei casi stranieri.

Rientrano in questa categoria, solo per citare qualche esempio, il fondo Elliott di Paul Singer, presente nell’azionariato di Tim con il 6,9% e socio di maggioranza del Milan con il 99,93% o il fondo anglosassone Amber, entrato con il 5% nell’azionariato della Banca Popolare di Sondrio.

L’IMPATTO SUI BOARD

Ma come operano gli activist funds, nati un secolo fa negli Stati Uniti? Quelli che adottano un approccio particolarmente speculativo, puntano in primo luogo ad assicurarsi una partecipazione significativa di un’impresa, pur rimanendo nella maggior parte dei casi soci di minoranza. Quindi facendo leva proprio sulle norme che tutelano questi azionisti, indirizzano l’azione degli amministratori in carica verso la crescita della liquidità e l’aumento dei dividendi. Per raggiungere questo obiettivo provano a spingere i componenti dei board a prendere decisioni che mirano a contenere i costi o in alcuni casi anche a disfarsi di un ramo di azienda considerato poco profittevole. Ma questa pressione è sempre negativa? Da più parti, infatti, si mette in evidenza che i fondi attivisti, nella loro strategia volta a far aumentare il valore di una compagnia, contribuiscano contemporaneamente a migliorare governance scadenti in nome di una maggiore efficienza, dalla quale dovrebbero derivare anche migliori performance. In molti ricordano le battaglie combattute soprattutto negli Usa da numerosi fondi nella direzione di una riforma del sistema di remunerazioni dei vertici aziendali.

EFFETTO CORRETTIVO

Secondo Rossella Locatelli, professore ordinario  di  Economia  degli Intermediari Finanziari presso l’Università degli Studi dell’Insubria, associata di Nedcommunity e consigliere in numerosi board fra cui Intesa Sanpaolo «non è facile generalizzare la valutazione dell’impatto della presenza di un fondo attivista sulla governance di un’azienda ma ritengo che nei casi in cui un approccio anche aggressivo del fondo attivista sia associato a una prospettiva di investimento non meramente speculativa, l’azione del fondo potrebbe avere l’effetto di stimolo alla correzione di una governance inefficiente e responsabile di perdite di valore. Altro è il caso di fondi che, operando ai limiti delle regole a tutela del mercato, effettuino investimenti nelle aziende target in ottica speculativa».

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