Editoriale

L’IA entra nei board: parte la sfida per la nuova governance moderna

L’intelligenza artificiale è una rivoluzione che va gestita nel migliore dei modi con un approccio strategico multidisciplinare. Un ottimo terreno di prova per i consiglieri indipendenti

Getty Images

L’Intelligenza artificiale rappresenta uno di quei fenomeni globali che una volta avviati promettono di cambiare l’esistenza di miliardi di persone in pochi anni. A ben guardare l’IA sta già modificando molti aspetti della nostra società considerato che da tempo questa nuova tecnologia è entrata a far parte delle nostre esistenze, anche se spesso non ce ne rendiamo conto.

L’IA è nelle nostre case dove gli assistenti personali ci forniscono informazioni e ci aiutano a svolgere semplici azioni come accendere o spegnere la luce o gli elettrodomestici, è salita a bordo delle nostre vetture per rendere i nostri viaggi sempre più confortevoli e sicuri, è presente nei nostri device, e, aspetto che a noi interessa più da vicino, ha fatto il proprio ingresso anche nei Cda.

All’interno dei board l’intelligenza artificiale annovera già diversi usi: può essere impiegata per operare scelte gestionali, in particolare per raggiungere decisioni strategiche più snelle ed efficienti. Ma non solo. L’IA si intreccia con i temi della sostenibilità in diversi modi: dalla sicurezza alla privacy, fino alla tutela dei minori. Come non ricordare che recentemente il Garante italiano della privacy ha bloccato ChatGpt, per l’assenza “di qualsivoglia filtro per la verifica dell’età degli utenti” che devono avere più di 13 anni. E poi si potrebbero aggiungere anche tutti i temi connessi alla non-discriminazione, alla trasparenza e ai diritti umani. In poche parole, l’IA sconfina, e non di poco, nel campo della gestione degli aspetti etici da parte del governo aziendale.

Per questo motivo, anche alla luce della recente approvazione dell’AI Act, lo scorso 13 marzo, che ha dotato l’Unione europea per prima a livello mondiale di un sistema regolamentare su questa tecnologia, abbiamo voluto dedicare un intero numero del nostro magazine a questa rivoluzionaria invenzione. Ovviamente lo abbiamo fatto cercando di fornire, attraverso i diversi contributi di associati e partner, spunti di riflessione utili a chi è chiamato a individuare opportunità di business e contemporaneamente a prevedere, evitare e gestire i nuovi rischi connessi.

Una responsabilità che grava sulle spalle anche, se non soprattutto, di noi consiglieri non esecutivi e indipendenti chiamati a raccogliere il guanto di sfida lanciato dall’IA. Si tratta di una grande occasione per dare maggiore risalto al nostro ruolo che in questo caso deve prevedere in primo luogo una corretta azione di vigilanza affinché le imprese, a prescindere dalla loro dimensione, integrino nei propri programmi di digitalizzazione soluzioni di intelligenza artificiale che possano creare valore nel medio e lungo termine. Questo riferimento all’aspetto temporale è particolarmente importante perché, come sappiamo, indica in primo luogo la necessità di un approccio strategico.

Inoltre, si fa pressante la necessità, come si leggerà in questo numero, di inaugurare una sorta di “nuovo umanesimo”. Il fattore umano, in sostanza, non dovrà mai scomparire ma al contrario sarà chiamato a cogliere l’opportunità di essere esaltato all’interno di specifici comitati che sempre più spesso stanno nascendo con l’incarico di implementare e monitorare un corretto uso di soluzioni informatiche e digitali, partendo da una puntuale e precisa valutazione dei dati “forniti” all’algoritmo. Va da sé che la corporate governance dovrà avvalersi di soggetti adeguatamente formati che sempre più siano capaci di muoversi in questo sempre mutevole contesto tecnologico.

Una nuova sfida per i consiglieri indipendenti e per Nedcommunity che ha appena compiuto 20 anni e che in due decenni è sempre stata in grado di recepire i cambiamenti della corporate governance.

button up site