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Recovery fund, opportunità da afferrare

Riforme e investimenti rappresentano la chiave per il rilancio. De Romanis: “I cda svolgano una funzione di indirizzo strategico per le imprese”

Mika Baumeister/Unsplash

Un fiume di denaro con il “marchio” Ue sta per arrivare in Italia. Il nostro Paese, infatti, riceverà 209 dei 750 miliardi di euro complessivi (390 di contributi a fondo perduto e 360 di prestiti) messi a disposizione dal Recovery Fund, o Next Generation EU.

Prima che questi fondi prendano davvero la strada che li conduce a Roma, però, è necessario che vengano compiuti dei passaggi formali. Il primo consiste nella realizzazione dei Piani di ripresa e di resilienza che dovranno essere inviati alla Commissione europea entro fine aprile 2021. Una volta presentato alla Commissione europea il Pnrr (Piano nazionale per la ripresa e la resilienza), la parola passerà di nuovo a Bruxelles che avrà a disposizione fino a due mesi per esaminarlo e proporne l’approvazione al Consiglio Ecofin che riunisce i ministri delle finanze dei singoli Paesi. Spetterà all’Ecofin dare il via libera a maggioranza qualificata entro un mese. Dalla presentazione formale del piano “potrebbero quindi passare mesi per l’approvazione che poi darà la possibilità di accedere subito al 10% del finanziamento globale”, come ha ammesso lo stesso ministro degli Affari europei del governo italiano, Vincenzo Amendola.

Sorvolando sui numerosi nodi politici che in questi mesi è stato necessario sciogliere per superare le mai sopite rivalità fra i singoli Paesi – si pensi alla richiesta avanzata da il ministro delle Finanze olandese Wopke Hoekstra che aveva preteso che i Piani di rilancio dei singoli Paesi fossero vincolati alle raccomandazioni della Commissione del 2019, più rigide di quelli del 2020 “ammorbidite” a causa della pandemia di Coronavirus – la domanda è se le imprese italiane siano pronte a sfruttare l’occasione. E, inoltre, come i board possano svolgere un ruolo di guida, di faro, nell’indirizzare le aziende verso scelte che le possano mettere nelle condizioni giuste per essere pronte a non farsi sfuggire le opportunità che necessariamente deriveranno da questa grande disponibilità di fondi.

Secondo Veronica De Romanis, economista, docente di Politica economica europea alla Stanford University (The Breyer Center for Overseas Studies) a Firenze e alla Luiss Guido Carli di Roma, nonché socio di Nedcommunity “il Piano Nazionale per la Ripresa e la Resilienza che il governo è chiamato a presentare a Bruxelles dovrà intervenire in particolare nelle aree indicate dalle raccomandazioni rivolte più spesso negli anni all’Italia da parte della Commissione europea. Per questo motivo è fondamentale che l’esecutivo prepari un piano dettagliato non solo di investimenti ma anche di riforme. Il pensiero, in quest’ultimo caso, non può che andare alla pubblica amministrazione affinché si trasformi in uno strumento realmente efficace e capace di rispondere con velocità alle esigenze dei cittadini e delle imprese di un paese moderno. L’Italia non può permettersi di perdere questa occasione, anche perché l’Europa metterà in atto delle azioni di monitoraggio e verifica dei risultati conseguiti, dalle quali dipenderà l’erogazione dei fondi”.

“Per quanto riguarda gli investimenti – continua De Romanis – penso in primo luogo al capitale umano: la parola d’ordine deve essere ‘formazione’. L’evoluzione del mercato del lavoro impone un cambio di marcia, per questo motivo dobbiamo investire di più sul potenziamento dei centri per l’impiego e soprattutto sull’alternanza scuola-lavoro. Per non parlare della digitalizzazione, imperativo non solo per la pubblica amministrazione ma anche per il nostro tessuto produttivo, e degli investimenti nella sostenibilità e nella green economy. In quest’ottica sarebbe auspicabile da parte dei board – e in questo il ruolo dei consiglieri indipendenti è da sempre fondamentale – adottare una visione di lungo periodo, esattamente come deve fare la politica, che sia strategicamente indirizzata verso un’evoluzione che metta davvero al centro i principi ESG”.

I tempi per realizzare questi obiettivi, del resto, ci sono. Investimenti e riforme devono essere portati a termine in sette anni mentre inizialmente per le seconde si era parlato di quattro. In questa direzione premeva in particolare l’Olanda. L’Ecofin, infine, ha chiarito che l’anticipo del 10% del fondo a disposizione che i Paesi potranno chiedere, deve essere valutato sull’intera cifra e non solo sul 70%, altra richiesta avanzata dall’Olanda. Si tratta di due novità positive per Paesi come Italia e Spagna, ma anche Francia, che sono stati più duramente colpiti dal Covid e che, in particolare la prima, necessitano di riaprire e portare a termine il costoso cantiere delle riforme, da troppo rimandato.

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