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L’Europa scommette su un approccio strategico in chiave ESG

Grazie alla direttiva N. 2014/95/UE il Vecchio Continente è all’avanguardia sul fronte delle dichiarazioni non finanziarie. La scommessa oggi è trovare delle modalità di valutazione comuni a livello globale

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L’impatto dei cambiamenti climatici deve entrare a pieno titolo nell’analisi strategica delle grandi aziende europee. L’obbligo previsto dalla direttiva europea N. 2014/95/UE (in vigore dal 2017) che, per la prima volta al mondo, ha richiesto ai consigli di amministrazione delle grandi aziende europee di pubblicare informazioni sull’impatto previsto degli scenari di cambiamento climatico sulle strategie e le attività aziendali, ha rappresentato un importante passo in avanti. Adesso, però, è necessario un salto di qualità che coinvolga tutti, le grandi come le piccole realtà, soprattutto nella direzione di una modalità di valutazione comune a livello globale degli standard ESG.

Ne sono convinti i partecipanti al webinar “Climate Disclosure and the European Directive on Non-Financial Reporting: What Boards Need to Know?” organizzato dal Chapter Zero Italy-The Nedcommunity Climate Forum nell’ambito del Global Summit che ha preso il via il 22 marzo scorso.

Sabrina Bruno, Chair Chapter Zero Italy, ha ribadito come “l’Europa è stata pioniera con l’adozione di questo provvedimento che ha imposto alle grandi aziende l’obbligo di pubblicare informazioni dell’impatto dei cambiamenti climatici sul loro business. È necessario però anche il contrario, ovvero includere l’impatto delle attività aziendali sul clima in ossequio al principio di trasparenza. Non si tratta di un passaggio irrilevante ma di un cambio di prospettiva fondamentale. In questo senso i board sono chiamati a svolgere un ruolo centrale, adottando una visione di lungo termine e di promozione del dibattito su queste tematiche perché la disclosure in merito al climate change è basilare nella definizione di una strategia aziendale corretta”.

Secondo il presidente di Nedcommunity, Maria Pierdicchi, è necessario “investire molto in un modello di leadership integrato per sostenere gli obiettivi di sostenibilità come da tempo fa la nostra associazione. Questo sforzo – spiega – si svolge nella consapevolezza che il ruolo che i consiglieri indipendenti potranno giocare nell’aiutare le aziende ad adottare una visione strategica di lungo periodo della gestione dei rischi legati al cambiamento climatico è e sarà centrale. In questo contesto la funzione svolta anche dalla finanza verde nel promuovere la transizione green delle aziende, assieme a una continua e corretta formazione su questi temi, all’adozione di tecnologie digitali, alla chiarezza dei benchmark  e soprattutto alla competenza dei singoli, rappresenta la chiave per il raggiungimento degli obiettivi di sostenibilità richiesti dal legislatore e da tutti gli stakeholder coinvolti”.

Del resto, come ha sottolineato Veronica Poole, Global IFRS and Corporate Reporting Leader Deloitte “la transizione verso un’economia sostenibile offre numerosi opportunità di crescita. Il cambiamento climatico, però, rappresenta un rischio che le aziende devono affrontare anche per rispondere alle esigenze degli investitori. Si tratta di un problema globale che coinvolge i mercati globali e che ha bisogno di conseguenza di soluzioni globali. Da qui la necessità dell’adozione di un sistema condiviso di reporting che possa offrire uno strumento utile per i board perché siano in grado di prendere le decisioni più corrette. Le aziende, però, devono adottare un pensiero integrato in grado di coniugare i financial factor nella strategie e nelle decisioni quotidiane”.

Anche l’Italia ha compiuto non pochi passi avanti grazie al decreto legislativo 254 del 30 dicembre 2016 che ha introdotto, all’articolo 2, l’obbligo di pubblicare una dichiarazione, individuale o consolidata, di carattere non finanziario in capo agli enti di interesse pubblico rilevanti (eipr) con più di 500 dipendenti.  D’altro canto, come ha spiegato, Silvana Anchino, Head of Issuers Information Supervision Office CONSOB, anche “se molto è stato fatto in termini di trasparenza sui Non Financiale Statements ancora molto rimane da fare soprattutto da parte delle piccole e medie imprese”.

Le grandi aziende, invece, stanno già facendo proprio un approccio più maturo e guardano avanti. Alessandra Pasini, Chief Financial Officer Snam s.p.a ha sottolineato che “il cambiamento climatico rappresenta un rischio per le compagnie e gli investitori e gestirlo è nell’interesse di tutti. Un discorso tanto più vero quando si ha che fare con un settore come quello energetico. Snam ha sempre creduto nella necessità di integrare la sostenibilità nel suo business model anche prima del varo di una normativa ad hoc, muovendosi su base del tutto volontaria. Ritengo, però, che oggi sia fondamentale accelerare la transizione verso un approccio sostenibile in ogni settore produttivo. L’evoluzione verso una visione comune e trasversale rappresenta, infatti, la chiave per la concreta realizzazione di un’economia sostenibile”.

A chiederlo gli investitori. Fabio Bianconi, Senior Director Morrow Sodali, ha snocciolato i dati della MS Investor Survey 2021 secondo cui “l’86 per cento degli intervistati sottolinea che le compagnie dovrebbero rendere noto il loro Corporate purpose in merito a queste tematiche e l’83% crede che il board sia il luogo deputato in cui spingere le società ad essere trasparenti sui temi ESG”. Sulla stessa lunghezza d’onda anche Iancu Daramus, Senior Sustainability Analyst Legal & General Investment Management, che ha sottolineato quanto l’”attenzione degli investitori nei confronti del rischi connessi ai cambiamenti climatici e del loro impatto sui settori più disparati stia crescendo in maniera esponenziale”.

Infine per Franco Amelio, Sustainability Leader Deloitte, anche se l’Europa ha mostrato di essere pioniera sul fronte normativo “deve mettersi sulla strada della revisione della direttiva sul non finacial reporting iniziando in primo luogo a parlare chiaramente di report di sostenibilità e non di dichiarazione non finanziaria, il cui primo esempio dovrebbe essere pronto già nel 2023”.

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