Editoriale

La preistoria di Nedcommunity

Nella vignetta di questo numero, SuperNed si immagina molti banchieri in ansia, speranzosi che in occasione del Giubileo l’indulgenza papale cancelli i loro brutti peccati finanziari. Noi invece preferiamo aprire il primo numero dell’anno con un

di Enrico Colombi (*)

Nella vignetta di questo numero, SuperNed si immagina molti banchieri in ansia, speranzosi che in occasione del Giubileo l’indulgenza papale cancelli i loro brutti peccati finanziari.

Noi invece preferiamo aprire il primo numero dell’anno con un articolo che ci racconta le origini lontane della professione di amministratore indipendente quando forse gli avi degli odierni banchieri non si macchiavano ancora di certe colpe.
In altre parole, ci piace risalire alle radici della “buona governance”.
Nel numero di luglio 2013 (il n.16), pubblicammo la “prima puntata” di questa bella storia, grazie all’archivio personale di Attilio Piero Ferrari, il presidente del Collegio dei Saggi Ned che la scorsa estate ha trovato il tempo per rileggere le circolari del 1600 e del 1700 del Collegio dei Ragionati che il suo avo Vincenzo e i suoi discendenti avevano conservato con cura, nonché lo Statuto del Collegio del 1742, di cui egli dispone di una delle poche copie a stampa.
E’ lì – ci dice Ferrari – che ho potuto cogliere il benefico influsso del Secolo dei Lumi sulle regole di governo di una associazione professionale ancora oggi assai vivace”.
Siamo dunque felici di poter offrire agli Indipendenti e a tutti i lettori della rivista questa straordinaria “seconda puntata” della preistoria Ned.

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Gli altri articoli

  • Nel secondo articolo Venceslao Stevens affronta il problema della crisi d’impresa e della necessità di una riforma del diritto fallimentare in Italia, basato sulla Legge del 1942 e sulle successive modifiche, che costituisce la disciplina di riferimento col prevalente obiettivo di facilitare la composizione negoziale delle crisi aziendali riducendo al minimo la soluzione traumatica. L’attenzione del legislatore, infatti, si sta gradualmente spostando da interventi ex post, di tipo “liquidatorio” o di insolvenza, quando cioè la crisi aziendale è già in stato avanzato, ad interventi ex ante, di tipo preventivo, volti ad anticipare l’irreversibilità della crisi e “consentire alle imprese sane in difficoltà finanziaria di ristrutturarsi in una fase precoce, per evitare l’insolvenza e proseguire l’attività”.
  • Nel terzo, Giuseppe Crisci e Maria Gaia Soana fanno un’interessante confronto tra le Board evaluations italiane e quelle inglesi con un’analisi (del 30/6/2015) sull’esercizio 2014, di 40 società società italiane appartenenti all’indice FTSE/MIB e delle maggiori società inglesi inserite nell’indice FTSE 100 alla stessa data.
    L’analisi conclude che le valutazioni delle società italiane non sembrano ancora aver raggiunto la qualità di quelle inglesi. Nel contempo, però, evidenziano lo sviluppo continuo della qualità della corporate governance delle società italiane quotate ed i miglioramenti ad essa apportati rispetto al passato, anche nell’ultimo anno, in riferimento alle principali prassi adottate, in particolare, relativamente all’implementazione del processo di autovalutazione del board, alla sua disclosure, al coinvolgimento di consulenti esterni ed all’analisi degli importanti profili legati alla strategia, ai rischi ed ai controlli.
  • Per concludere la “Sezione articoli”, ci siamo occupati della prima edizione della “Italy Corporate Governance Conference 2015” tenutasi Il 3 e 4 dicembre 2015 a Milano, a Palazzo Mezzanotte, su iniziativa di Assogestioni ed Assonime in cooperazione con l’OCSE e col supporto di Borsa Italiana. Dopo aver fatto una cronaca ragionata della manifestazione, abbiamo ritenuto interessante riprendere, traducendoli, alcuni punti cruciali dell’intervento di Marco Ventoruzzo sul “Voto di lista”.

Le Rubriche

  • In DURA LEX, Annapaola Negri Clementi e Filippo Maria Federici fanno una approfondita analisi delle differenze esistenti tra l’indipendenza delle società “eterodirette” rispetto a quelle che esercitano l’ “eterodirezione”. La conclusione, anche alla luce dei recenti fatti di cronaca, è che la soluzione ai frequenti problemi di governance, che rischiano di essere causa di operazioni censurabili, non sia da trovarsi nell’iper-rafforzamento dei controlli interni o esterni all’organo amministrativo (che rischiano di divenire più formali che sostanziali) bensì nell’adozione di misure pratiche-operative che rendano più snelli ed efficienti i processi decisionali.
    il conformarsi alle direttive della capogruppo non può e non deve determinare la cosiddetta “alienazione convenzionale del governo delle società”: questo deve essere un precetto di comportamento per tutti gli amministratori, esecutivi e non.
  • Per i CONVEGNI, Franco Morganti fa la cronaca dell’ultima Comunità di pratica tenutasi il 26 gennaio a Milano, dedicata al “Presidente 3.0: quale ruolo per una Governance di successo” coordinata da Severino Salvemini.
    Al termine del dibattito è stata affacciata l’ipotesi che, nell’inerzia legislativa, Nedcommunity pubblichi un “Breviario del buon Presidente” così come a suo tempo aveva pubblicato il manuale “La buona governance” dedicato agli amministratori di società partecipate da enti pubblici. La proposta ha ottenuto consenso dalla sala.
  • Nella rubrica DICONO DI NOI, LOB Media Relations informa che la figura del presidente del cda è ancora in primo piano sulla stampa grazie al contributo fornito dal sondaggio di fine 2015. La pubblicazione più importante risale al 23 gennaio sul Sole 24 Ore Plus. Nel pezzo che prende spunto dal rapporto Consob sulla corporate governance, si sottolinea il contributo fornito da Nedcommunity alla riflessione e fin dall’inizio si ribadisce la richiesta “di una figura ben distinta dal ceo, indipendente e con funzioni di garanzia rispetto alla governance della società”.
  • Nella sua RASSEGNA STAMPA, ancora Franco Morganti, tra i numerosi apparsi a cavallo dell’anno, ne segnala tre: 1) sul Corriere-Economia del 9/11/2015, relativo all’indagine Spencer Stuart sulla situazione della governance nelle maggiori aziende italiane; 2) Salvatore Bragantini, (Corriere-Economia 23/11/2015) fa la storia critica delle ultime vicende del CdA di Telecom; 3) su Il Sole 24 Ore (23/12/2015) viene commentata l’indagine Assonime che testimonia l’esistenza di una corrispondenza fra la best practice di governance e i risultati economici delle società quotate.
  • Per la BIBLIOTECA NED, Alessandro Carretta recensisce il libro di Carolyn Dittmeier “La governance dei rischi”, edito da Egea nel 2015. In questo volume c’è tutto ciò che serve per avviare, non solo una riflessione generale, ma anche un concreto piano di azione sulla risk governance in azienda. Forse un po’ più di spazio – dice il recensore – avrebbe meritato il tema della cultura dei rischi, comunque più volte richiamato ed anche oggetto di un breve paragrafo. Se è vero infatti che la cultura aziendale è alla base dei comportamenti delle persone, occorre accostare all’implementazione di un modello di gestione dei rischi ed ai suoi correlati organizzativi, ben trattati nel libro, anche un “piano di azione culturale”.
  • Concludiamo le rubriche con La Posta dei lettori, molto lieti di riprendere questa strumento di dialogo con associati e lettori.
    Alla domanda sulla “Tutela delle minoranze” proveniente da Dario Mancino, laureato in Economia Aziendale all’Università Federico II di Napoli, risponde la giurista Alessandra Stabilini che fa parte del nostro Comitato Editoriale.

Invitiamo tutti i lettori a scriverci.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

(*) Direttore responsabile ([email protected]).

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