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Impairment test del goodwill nei bilanci 2009: aspetti di criticità

Le criticità dell’impairment test : i segnali dai regulators statunitensi

Si avvicina il tempo dei bilanci 2009 e con esso il momento della verifica annuale di recuperabilità del valore contabile dell’avviamento e degli altri intangibili a vita indefinita. Ho ritenuto opportuno utilizzare lo spazio offertomi da questa rivista per segnalare ai consiglieri indipendenti delle società che adottano gli IAS/IFRS, quali potrebbero essere le criticità dell’impairment test di quest’anno. 

Al riguardo va subito detto che negli Stati Uniti già da qualche mese la SEC ed il PCAOB (l’organismo di controllo delle società di revisione costituito con la Sarbanes Oxley nel 2002) hanno voluto lanciare in via anticipata tre precisi messaggi ai CFO, agli esperti contabili ed agli esperti di valutazioni ai fini di financial reporting relativamente agli elementi di maggiori criticità dell’impairment test sui bilanci 2009. L’occasione è stata fornita da tre recenti convegni tenutisi fra ottobre e novembre a Boston, a San Francisco ed a New York organizzati rispettivamente dall’ ASA (American Society of Appraisers), dall’AICPA (American Instititute of Certified Public Accountants) e dal FEI (Financial Executive Institute). I messaggi sono di estremo interesse anche per gli impairment testsdi “casa nostra”. 

Il primo messaggio forte è un invito ad una attenta analisi della ragionevolezza dei risultati dell’impairment test, da attuarsi attraverso la verifica che “the overall fair value conclusions and related key assumptions make sense upon facts and circumstances”. Fra i fatti e circostanze di rilievo possiamo ricordare, per limitarci alle principali: 

  1. 1)lo scarto negativo fra patrimonio netto contabile per azione e quotazione del titolo; 
  2. 2)il tempo dal quale la quotazione del titolo risulta inferiore al patrimonio netto;
  3. 3)gli scostamenti fra dati di consuntivo 2009 e budget 2009; 
  4. 4)lo scarto fra le attese di utili di consenso degli equity analysts che seguono il titolo e il piano aziendale;
  5. 5)la reazione del prezzo di mercato del titolo azionario all’annuncio del nuovo piano aziendale;
  6. 6)lo scarto fra i tassi di attualizzazione e di crescita nel valore terminale utilizzati dagli equity analysts e quelli utilizzati ai fini di impairment test
  7. 7)lo scarto fra il valore recuperabile per azione, calcolato ai fini di impairment test, e la quotazione di borsa. 

Dunque innanzitutto l’impairment test deve essere in grado di fornire una ragionevole spiegazione di ciascuno di questi gap (o lag temporali). 

Il secondo messaggio è un invito ad una maggiore attenzione al fatto che i flussi di piano quest’anno potrebbero non esprimere risultati medi attesi, da scontare al costo del capitale, ma piuttosto i risultati più probabili da scontare ad un saggio più elevato del costo del capitale. Come è noto i risultati più probabili coincidono con i medi attesi solo se la distribuzione di probabilità è simmetrica (gaussiana), in tutti gli altri casi ciò non avviene. Se per ipotesi lo scenario di piano è il più probabile (ad esempio ad esso può essere associata una probabilità del 70%), ma ogni altro ragionevole scenario alternativo non può che essere peggiorativo, è chiaro che il risultato medio atteso è inferiore a quello di piano (esso è pari alla media ponderata del risultato di piano e di quello di scenario alternativo = 70% del risultato di piano + 30% del risultato alternativo). In una situazione di questo genere l’impairment test non può fondarsi sulla attualizzazione al costo del capitale dei risultati di piano, ma deve fondarsi sulla attualizzazione dei flussi medi attesi al costo del capitale o in alternativa dei flussi di piano ad un tasso aggiustato di un premio per il rischio. Sulla base di questa considerazione i regulators chiedono una adeguata documentazione di supporto dell’impairment test, che permetta di comprendere la reale natura dei flussi di piano. In particolare è importante che le società predispongano una dettagliata documentazione relativamente a: 

  1. 1)le assumptios utilizzate per lo sviluppo dei piani, con la motivazione di supporto rispetto alle scelte compiute. Particolare attenzione deve essere riservata ai tassi di crescita dei ricavi e dei margini nel periodo di piano. La documentazione deve essere in grado di dare risposta a due interrogativi chiave:
    1. a.come sono state selezionate le assumptions più significative ?
    2. b.quali sono le fonti utilizzate per sviluppare le assumptions ?
  2. 2)la possibile dispersione di scenari alternativi rispetto a quello utilizzato ai fini della redazione del piano. In questo caso la documentazione deve consentire di rispondere ai seguenti interrogativi: 
    1. a.qual è la possibile graduatoria degli input considerati?
    2. b.quale peso è stato attribuito agli scenari alternativi ?
  3. 3)la ragionevolezza dei risultati proiettati nell’ultimo anno di piano rispetto alla storia più recente della società (ultimi tre/cinque anni) ed agli scostamenti fra i risultati conseguiti ed il budget nel 2009.

Il terzo importante messaggio riguarda i tassi di attualizzazione ai fini di impairment test. A questo riguardo i regulators hanno evidenziato come nel corso del 2009 a fronte di una riduzione dei tassi privi di rischio vi sia stato un aumento generalizzato dell’equity risk premium (premio per il rischio azionario) e quindi come a fine anno la composizione dei tassi di attualizzazione sia completamente diversa da quella dello scorso anno. Un aumento del premio per il rischio è indicativo di una maggiore incertezza di scenario che deve essere catturata nell’analisi relativa ai flussi di risultato attesi. Per questo motivo è richiesto quest’anno di effettuare oltre alla tradizionale analisi di sensitività dei risultati dell’impairment test al variare dei tassi di attualizzazione (e di capitalizzazione) anche una analisi di sensibilità dei risultati al variare delle variabili chiave di piano. 

In sintesi si potrebbe dire che i regulators statunitensi insistono sulla qualità del processo di pianificazione e sulla completezza di informazione che deve presidiare il processo di pianificazione stesso. In una parola le criticità dell’impairment test di quest’anno riguardano i flussi prospettici, le relative assumptions, la dispersione dei possibili risultati e il peso attribuito a ciascun possibile scenario. In effetti in un contesto di tassi (free risks) calanti, i maggiori problemi non possono che riguardare le previsioni di flussi ed i premi per il rischio. 

Le problematiche segnalate dai regulators statunitensi sono destinate a diventare ancora più critiche in Europa, per via del fatto che l’impairment test del goodwill ai fini IAS/IFRS è diverso da quello degli US GAAP. Quest’ultimo, non solo è strutturato su due livelli mentre gli IAS prevedono un solo livello di impairment, ma per di più fa riferimento al confronto fra il fair value ed il valore contabile della unità di business che contiene avviamento, mentre gli IAS/IFRS consentono di far riferimento al valore recuperabile (ovvero il maggiore fra il valore d’uso ed il fair value) della CGU. La differenza fra valore d’uso e fair value (quando stimati attraverso i flussi di risultato attesi) risiede principalmente nella diversa prospettiva adottata: quella dell’entità che controlla gli assets della unità di business, nel caso del valore d’uso, e quella del generico partecipante al mercato nel caso del fair value. Ciò significa che ai fini della stima del valore recuperabile delle CGU le società europee potrebbero fare riferimento a piani del management, anche molto discosti da quelli che potrebbero essere realizzati da altri partecipanti al mercato (strategici), ma significa anche che qualunque piano deviante rispetto ad una ragionevole valutazione di contesto e di aspettative di consenso deve trovare un supporto documentale robusto e convincente.

Banche, assicurazioni e imprese non finanziarie: i problemi sono parzialmente diversi

Nella stima del valore d’uso due sono gli elementi chiave: i flussi attesi di piano ed il saggio di attualizzazione . Un’analisi delle criticità dell’impairment test deve innanzitutto considerare come questi elementi sono variati nel corso dell’anno. Di seguito riporto in estrema sintesi le novità rilevanti per tre macrosettori: banche, assicurazioni e imprese non finanziarie. 


Banche

  • Flussi attesi
    Generalmente le banche hanno performato male nel 2009. Ci si può attendere quindi la presenza di scostamenti negativi anche significativi fra budget 2009 e dati di consuntivo. Ciò per due principali ragioni: a) la dinamica dei tassi che ha subito una flessione più pronunciata in media d’anno rispetto a quella attesa (e che quindi ha portato ad ulteriori sacrifici di mark-down); b) il rischio del credito che è cresciuto in misura consistente sia sui crediti in bonis sia sulle posizioni a incaglio e a sofferenza. Le attese di utili di consenso per gli anni futuri hanno subito un peggioramento per gli anni più vicini (2010 e 2011), rispetto alle attese per gli stessi anni formulate nella scorsa primavera, mentre per il 2012 (complice una curva dei rendimenti a forte inclinazione positiva) le aspettative di utile non mostrano deterioramenti. Ciò significa che i piani di quest’anno delle banche, presumibilmente, saranno più prudenti dei piani dello scorso anno per il 2010 ed il 2011, ma proietteranno un 2012 non troppo discosto dall’utile terminale del piano utilizzato a fini di impairment test lo scorso anno. 
  • Saggio di attualizzazione
    Il coefficiente beta dei titoli bancari ha subito una forte crescita nel corso del 2009. Come è noto il coefficiente beta nella stima del costo del capitale è utilizzato per moltiplicare il premio per il rischio di mercato. Maggiore è il beta, maggiore è il costo del capitale. Il coefficiente beta esprime una covarianza (standardizzata) del rendimento del titolo rispetto al rendimento dell’indice di mercato. La covarianza (standardizzata) è funzione di due elementi: il coefficiente di correlazione fra rendimento del titolo e rendimento di mercato e la volatilità relativa del titolo rispetto a quella dell’indice di mercato. L’aumento dei coefficienti beta nel settore bancario è frutto di due tendenze opposte: una diminuita correlazione ed una aumentata volatilità relativa.

Compagnie di assicurazione

  • Flussi attesi
    Anche le compagnie di assicurazione hanno generalmente performato male nel 2009. Le attese di consenso degli analisti sono state riviste significativamente al ribasso per tutto il prossimo triennio (2010, 2011, 2012). Ci si dovrebbe pertanto attendere che i piani delle compagnie di assicurazione quest’anno, presumibilmente, saranno più prudenti di quelli utilizzati lo scorso anno, anche nei flussi di uscita di piano. 
  • Saggio di attualizzazione 
    Anche il coefficiente beta delle compagnie di assicurazione ha registrato un considerevole incremento. Anche in questo caso la causa è un aumento di volatilità relativa dei titoli assicurativi rispetto a quella di mercato. Ciò indica nelle attese degli investitori una dispersione più ampia rispetto al passato dei possibili scenari futuri e di qui l’importanza di analisi di sensitività fondate sui flussi di piano al manifestarsi di differenti scenari di business e di dinamica dei tassi di interesse. 

Imprese non finanziarie

  • Flussi attesi
    Anche le imprese non finanziarie nel complesso hanno registrato deboli performance nel 2009. L’esercizio si è caratterizzato da un progressivo deterioramento di aspettative da parte degli analisti sulle previsioni per l’anno in corso e per il prossimo triennio. Nelle attese del mercato la ripresa sarà più lenta rispetto a quanto non ci si attendesse sino a pochi mesi fa. Per le imprese non finanziarie la problematica chiave delle previsioni riguarda quando si potranno recuperare margini e volumi del 2007. 
  • Saggio di attualizzazione
    Il coefficiente beta delle società non finanziarie, nel complesso, non ha registrato significative variazioni. In un contesto di tassi risk free calanti e di premi per il rischio crescenti, è presumibile attendersi saggi di sconto allineati a quelli dell’impairment test dello scorso anno. Le criticità ai fini di impairment test per le imprese non finanziarie riguardano principalmente i flussi di piano. 

Tre suggerimenti per i consiglieri indipendenti

La responsabilità della qualità dell’impairment test ricade sui consigli di amministrazione, anche quando i consigli si avvalgono di esperti indipendenti. Il risultato dell’impairment test, infatti, specie quando il valore recuperabile coincide con il valore d’uso, si fonda principalmente sul piano aziendale. Nella prassi italiana il piano può assumere diverse forme, sintetizzabili in due estremi: 

  • un piano formulato dal management, convalidato nelle linee guida dal consiglio, ma non ufficializzato e quindi non comunicato al mercato; 
  • un piano approvato dal consiglio e comunicato al mercato. 

Una prima indicazione per i consiglieri indipendenti consiste nel considerare che un impairment test che non ha potuto tenere conto della reazione del mercato finanziario all’annuncio del piano utilizzato ai fini della stima del valore recuperabile (ad esempio perché il piano non è ufficializzato o alternativamente perché il piano è stato ufficializzato ma in coincidenza con l’approvazione del bilancio) dovrà essere ripetuto qualora la reazione di mercato all’annuncio del piano stesso fosse negativa. 

Una secondo suggerimento consiste nel richiedere sempre la traduzione dei risultati dell’impairment test in un valore per azione da confrontare con la quotazione del titolo. Naturalmente il prezzo di mercato delle azioni di minoranza può scostarsi significativamente dal valore fondamentale delle azioni nella prospettiva del soggetto che detiene il controllo, ma tuttavia vi è un limite di ragionevolezza in quello scostamento. Non va dimenticato infatti che ai sensi dello IAS 36 in sede di impairment test occorre dare maggiore peso all’informazione di fonte esterna. Ciò fa sì che al Board debba essere riportata una ragionevole spiegazione degli scostamenti fra il valore recuperabile per azione e la quotazione del titolo. Laddove gli scostamenti fossero attribuibili principalmente alla differenza fra i flussi attesi di consenso degli equity analysts ed i flussi di piano utilizzati ai fini di impairment test, sarebbe necessario richiedere una qualche analisi di stress della stima del valore recuperabile (ad esempio mediando i flussi attesi dagli analisti e quelli di piano) . 

Un terzo suggerimento riguarda l’attenzione da porre alla disclosure data in nota integrativa all’impairment test. Purtroppo nell’esperienza europea di applicazione degli IAS, il capitolo della informativa di bilancio, costituisce sicuramente l’aspetto più negletto rispetto alla disciplina dei principi contabili. Con specifico riguardo all’impairment test lo IAS 36 richiede particolare attenzione a quei casi nei quali il valore recuperabile della CGU è vicino al suo valore contabile. Il principio al riguardo richiede una serie di informazioni dettagliate, fra cui il valore stimato della CGU ed i principali driver utilizzati nella stima. A ciò i consiglieri indipendenti dovrebbero prestare molta attenzione. 
Un buon processo di impairment deve essere sottoposto al vaglio del mercato attraverso una adeguata trasparenza ed informazione. 

© RIPRODUZIONE RISERVATA

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