Editoriale

Il pericolo corre sul filo del web: gli indipendenti chiamati a fare la differenza

In un mondo supertecnologico, dominato da big data e algoritmi, quasi ogni aspetto della nostra esistenza, privata ma anche lavorativa, è digitalizzato. Tanti i vantaggi ma anche i rischi per la privacy, per la reputazione e per la proprietà industriale

Getty Images

La trasformazione digitale avviata ormai da diversi decenni e concretizzatasi negli ultimi due anni grazie all’effetto booster provocato dall’emergenza pandemica, rappresenta un fenomeno epocale che investe diversi ambiti della nostra vita e della società, compresa l’economia. Inutile nascondercelo: i big data rappresentano delle risorse di cui non possiamo fare a meno e le informazioni digitali raccolte quotidianamente e prodotte da ognuno di noi nel corso delle nostre interazioni tecnologiche, usate per istruire gli algoritmi di intelligenza artificiale, garantiscono enormi vantaggi pratici. Ma la digitalizzazione galoppante presenta anche aspetti di rischio: la crescita degli attacchi cyber, la violazione di dati personali con inevitabili conseguenze in merito alla reputazione aziendale, il pericolo di vedersi sottrarre segreti industriali

Facile comprendere come si tratti di temi che non solo possono ma devono obbligatoriamente entrare nel radar dei cda in generale e dei consiglieri indipendenti in particolare. Per questo motivo, a distanza di cinque mesi, abbiamo deciso di tornare sul tema “cyber”, dopo il numero di novembre 2021, per analizzarne altri aspetti emersi tanto velocemente in così breve tempo ma che necessitano di essere affrontati, anche alla luce delle recenti vicende belliche. Proprio in questo scenario in rapidissima evoluzione e tanto sfidante i ned, come del resto è nel loro Dna, possono esprimere tutto il loro valore aggiunto fatto di preparazione, visione di lungo termine e capacità di analisi. In quest’ottica l’indipendente è chiamato ad aiutare board e aziende a colmare il gap che ancora oggi molte imprese scontano proprio su questi temi ormai strategici, esattamente come sta accadendo in merito ai fattori ESG. Una missione da compiere senza lasciare nulla al caso ma adottando un approccio ben strutturato, strategico, e per il quale, quasi inutile dirlo, saranno necessarie nuove ed adeguate competenze che proprio gli indipendenti sono chiamati a fornire.  

Stiamo parlando di fenomeni che non possono essere ignorati e la cui gestione o, meglio, mancata gestione, può far la differenza fra la capacità di rimanere sul mercato e l’azzeramento del business. Le aziende lo sanno bene: secondo l’Allianz Risk Barometer 2022 condotto su un campione di 2.650 esperti fra ceo, risk manager, broker ed esperti assicurativi provenienti da 89 Paesi diversi, i rischi cyber e digitali vengono prima delle catastrofi naturali o della pandemia di Covid-19, tutti fattori che hanno pesantemente colpito le aziende negli ultimi due anni. E l’attacco della Russia all’Ucraina, preceduto da una massiccia offensiva degli hacker di Mosca contro le infrastrutture digitali di Kiev, rappresenta soltanto la più recente conferma di come gli strumenti cibernetici siano potenti e anche pericolosi.

Si tratta soltanto della conferma che i big data dominano quasi ogni ambito della nostra esistenza, per fortuna e per la maggior parte dei casi, anche con esiti positivi. Queste informazioni digitali sono milioni e servono a istruire gli algoritmi di intelligenza artificiale con enormi vantaggi pratici. Senza i big data e gli algoritmi non si potrebbe procedere a tutte quelle azioni quotidiane che ognuno di noi compie con la massima naturalezza come prenotare un volo o un albergo su Internet in men che non si dica. Se non ci fossero i big data e gli algoritmi non esisterebbero le auto che si guidano da sole o gli elettrodomestici di ultima generazione. 

Grazie ai big data la nostra vita è diventata più semplice e il nostro modo di produrre beni e di erogare servizi più rapido ed efficiente. Un esempio? Si pensi che un algoritmo può arrivare a stimare la domanda di prodotti da parte della clientela con grandissima precisione consentendo così un livello di organizzazione del lavoro impossibile da immaginare soltanto qualche decennio fa. La crescita dell’internet delle cose (Internet of Things) e degli altri dispositivi connessi, dagli smartphone ai pc, dagli orologi ai fitness traker per non parlare dell’uso dei social media, hanno comportato un aumento della quantità di informazioni che le organizzazioni raccolgono, gestiscono e analizzano. Questa mole di dati rappresenta una grande opportunità per le aziende che possono usarli, ovviamente nel rispetto delle leggi, per creare non soltanto nuove esperienze di consumo ma anche per esplorare nuove iniziative di business. E anche in questa direzione l’apporto dei ned potrà farsi notare. 


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