Il consiglio di amministrazione: come funziona davvero
Il cuore del funzionamento della corporate governance di un'azienda rappresenta una stella attorno al quale orbita una galassia di pianeti-stakeholders i cui interessi devono sempre essere tenuti presenti
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Il consiglio di amministrazione (cda) rappresenta l’organo di vertice fondamentale nel sistema di governo societario, occupando una posizione baricentrica e nevralgica. Esso si colloca precisamente tra i proprietari dell’azienda (soci o shareholders) e la direzione operativa (management). La sua funzione primaria è quella di fungere da “cerniera” che mette in comunicazione l’assemblea dei soci con gli organi esecutivi e la gestione quotidiana delle attività d’impresa.
Il cda al centro dell’ecosistema degli stakeholders
Allargando la visuale dall’interno verso l’ambiente economico e sociale esterno in cui l’azienda opera, possiamo figurativamente, immaginare il cda come un Sole circondato da una “galassia” di pianeti-stakeholders (portatori di interessi). Questi soggetti ruotano intorno all’impresa e mantengono relazioni costanti sia con il Consiglio sia tra di loro.
Tra i gruppi di stakeholders più rilevanti che il cda deve considerare, figurano isoci, che sono una categoria particolare poiché detengono il potere di nomina e revoca dei consiglieri, approvano il bilancio e la distribuzione degli utili, e definiscono la missione (lo “scopo”), il management e la forza lavoro, i sindacati, governi e i regulators, le comunità locali e clienti.
Dovere fiduciario e indipendenza di giudizio
Un aspetto cruciale della governance riguarda la responsabilità degli amministratori. Sebbene il cda decida sempre collegialmente, esiste spesso l’aspettativa che i consiglieri nominati in rappresentanza dei soci (amministratori non indipendenti) – a differenza di quelli indipendenti non condizionabili o comunque influenzabili, dall’esistenza di relazioni attuali o recenti con il gruppo o con la proprietà – debbano rispondere direttamente ai loro mandanti, anteponendo interessi personali o di parte a quelli della società.
Tuttavia, il principio cardine della governance è il “dovere fiduciario” (fiduciary duty) verso la società stessa. A questo si affianca l’obbligo della “indipendenza di giudizio” (independence of mind). Questo concetto va oltre l’assenza di conflitti di interesse economici; riguarda la capacità intellettuale di esaminare le decisioni da angolazioni multiple e di contestare – sempre costruttivamente – altri membri del Consiglio o il senior management. Tale attitudine è vitale per mitigare il rischio del “pensiero di gruppo” (group think), che soffoca il dibattito critico e l’analisi dei rischi.
Composizione, diversità e struttura ottimale
L’efficacia di un cda dipende dalla sua composizione. Un board moderno deve essere un mix equilibrato di amministratori esecutivi, non esecutivi e indipendenti e con una diversità da intendere in senso ampio. La diversità non riguarda solo il genere, l’età o l’etnia, ma include una varietà di competenze tecniche, filosofie professionali ed esperienze di vita.
Sebbene la dimensione dipenda dalla natura dell’azienda, è buona norma prevedere un numero dispari di membri per assicurare una maggioranza chiara nelle votazioni, evitando situazioni di parità che bloccherebbero i lavori.
I comitati endoconsiliari: specializzazione e controllo
Per affrontare questioni che richiedono un’attenzione dettagliata, il cda istituisce i comitati endoconsiliari. Questi organi svolgono un’attività istruttoria e consultiva, formulando raccomandazioni, fermo restando che la responsabilità decisionale finale rimane in capo al Consiglio nella sua interezza.
Per garantire l’imparzialità, è prassi che i comitati siano presieduti da amministratori indipendenti e che il presidente del comitato non coincida con il presidente del cda. Gli ambiti di intervento sono molteplici: comitato rischi, nomine e remunerazioni, sostenibilità (ESG), corporate governance ed etica, comitato per l’IT e IA, riflettendo la necessità di gestire le sfide tecnologiche contemporanee e strategiche con competenze specialistiche.
Il processo decisionale
La comunicazione tra la direzione, i comitati e il cda è fondamentale per garantire l’efficienza delle decisioni aziendali, che vengono prese in base alle informazioni trasmesse al cda e ai comitati. Il Consiglio si basa quindi su un processo strutturato che garantisce la qualità, l’affidabilità e la tempestività delle informazioni, così come la sicurezza dei dati sensibili e il loro aggiornamento continuo in conformità alle normative.
Il presidente
Il presidente del cda – che è anche il legale rappresentante della società – ha un ruolo centrale nella gestione delle dinamiche interne e nelle relazioni tra consiglieri.
Pur non avendo potere esecutivo, il presidente è decisivo nella definizione della direzione aziendale, della sua leadership e nel definire il cosiddetto “Tone from the Top” che dal Consiglio pervade tutta l’organizzazione.
La formazione
Infine, un cenno alle competenze che devono essere costantemente aggiornate. La formazione continua dei consiglieri, infatti, è altrettanto essenziale per minimizzare i rischi legali e finanziari, aggiornandoli su cambiamenti strategici, normativi e di governance. I nuovi consiglieri ricevono anche una formazione iniziale (induction) per comprendere la cultura aziendale, i processi operativi e i rischi, che li aiuta a essere pronti fin dalle prime riunioni.

