I ned nei family office? Siano mediatori
Una serata dedicata al ruolo che i consiglieri indipendenti possono avere all’interno di queste società specializzate nella gestione dei beni di una o più famiglie ad alto patrimonio. Organizzata dal comitato NedAlumni alla Graduate school of management del Politecnico di Milano
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“Il ruolo del consigliere indipendente all’interno dei family office? Penso prima di tutto a un diplomatico, che riesca a mediare all’interno di dinamiche famigliari che possono essere anche molto complicate”. A parlare è Giacomo Bertoldi, group ceo di Gruppo Bertoldi holding, A Family Venture Capital e di Walliance. Bertoldi ha portato la sua esperienza nel corso dell’evento che si è tenuto lo scorso 26 febbraio presso la Graduate school of management del Politecnico di Milano.
Il convegno è stato organizzato dal comitato NedAlumni, creato nel 2023 per sviluppare il network che si forma tra chi partecipa ai corsi organizzati da Nedcommunity, l’associazione dei consiglieri non esecutivi e indipendenti. Appuntamenti come quello del 26 febbraio, ha spiegato Filippo de’ Donato, consigliere direttivo Nedcommunity e coordinatore del comitato, hanno coinvolto, in questi anni, più di 800 persone, “sviluppando il network, diffondendo i principi della buona governance e favorendo il mentoring”.
Single e Multy family office
Al centro della serata il tema del family office – società specializzate nella gestione dei beni (finanziari, immobiliari, imprenditoriali) di una o più famiglie ad alto patrimonio – e di come questa realtà può rafforzare la governance dell’impresa famigliare. Preservando, accrescendo e trasferendo la ricchezza alle generazioni future, attraverso servizi integrati di pianificazione fiscale, successoria, consulenza legale e filantropia.
Si parla di Single family office (Sfo) quando la struttura è dedicata esclusivamente alla gestione del patrimonio di una singola famiglia, solitamente con patrimoni superiori ai 100 milioni di dollari. Multy family office, (Mfo) quando invece i patrimoni gestiti appartengono a più famiglie, condividendo risorse e competenze per offrire servizi personalizzati a costi condivisi.
La fotografia dei family office in Italia
“Sempre più le imprese familiari, che in Italia sono nate soprattutto negli anni 70, si trovano ad aver generato tanta cassa, tanta ricchezza, ma oggi non è facile reinvestire questa prosperità nel business come lo era in passato, perché i mercati sono maturi e non assorbono più tutto questo capitale. Gli imprenditori, così, si trovano a dover diversificare sempre di più” spiega Josip Kotlar, professore di Innovation, strategy and family business alla Graduate school of management del Politecnico di Milano. Ecco allora che una soluzione a queste esigenze viene dalla creazione di un family office. “Ne abbiamo censiti 126 – continua il professor Kotlar –. Sono strutture tipicamente piuttosto piccole e solitamente si trovano all’interno di holding di famiglia”.
La presenza degli indipendenti
In circa metà di queste realtà (69 casi) sono presenti dei consigli di amministrazione, anche se in 21 casi questi sono composti esclusivamente da membri della famiglia. In solo 3 realtà sono totalmente indipendenti e in 45 casi vi è la presenza di almeno un consigliere indipendente. Figure caratterizzate da una seniority anche molto elevata. Nel 4/5% dei casi si tratta di persone over 80. Per lo più si parla di figure che hanno competenze che riguardano il mondo della finanza. “Parlare di family office significa cercare di stimolare le famiglie a pensare non solo alla propria azienda – dice ancora il professor Kotlar –, ma alle aziende che ci sono e che verranno nel futuro”. Anche perché non è detto che, dopo la figura del fondatore, la famiglia riesca a generare un altro imprenditore che abbia le capacità e la voglia di portare avanti, con successo, l’azienda di famiglia.
La scommessa sull’azienda
Nel corso della serata Giacomo Bertoldi, group ceo di Gruppo Bertoldi holding, ha raccontato la sua esperienza, come imprenditore e come creatore e gestore del family office di famiglia. Il nonno aveva creato un grande gruppo nel settore della Grande distribuzione organizzata, alla morte del fondatore, però, la seconda generazione della famiglia non era stata in grado di raccogliere il testimone, e l’impresa era entrata in crisi. A quel punto Giacomo e il fratello Gianluca decisero, con una scelta coraggiosa, di acquistare le quote dell’azienda dagli altri parenti per restare gli unici soci. Una scommessa che, ad anni di distanza, ha pagato. L’azienda è tornata in attivo, ha creato ricchezza e i due fratelli hanno iniziato a gestire anche un fondo di venture capital chiamato “A Family Venture Capital” in cui i due fratelli puntano a creare un legame personale con le persone su cui investono.
Le reti di Family Office
Ma come decidere come gestire il family office e, soprattutto, in che progetti investire? Giacomo Bertoldi parla dell’importanza della creazione di una rete tra realtà diverse. “Negli ultimi anni si sono creati questi appuntamenti. Si tratta di colazioni in cui ognuno porta le proposte di investimento che ha ricevuto. E poi da lì si parte per fare degli studi più approfonditi. Chi porta la proposta di investimento è, di fatto, anche il promotore nel confronto degli altri family office. A quel punto si creano dei club deal per fare l’investimento”.
Il futuro dei Family Office
Ma cosa succederà in questo settore? “Credo che il futuro vedrà sempre più, soprattutto per i ricambi generazionali, la necessità di creare realtà di questo tipo. Manca però ancora la cultura. Bisognerebbe anche aggiungere quell’aspetto più umano, oltre che finanziario, nell’educazione di che cos’è il family office e a che cosa serve. Perché il vero problema delle famiglie è quello di trovarsi d’accordo. E magari non farsi causa tra fratelli per accaparrarsi le quote dell’azienda dell’altro”. E in quest’ottica l’elemento fondamentale è proprio la capacità di comunicare e di arrivare a una decisione condivisa. “Dal punto di vista del management, tutti vogliono salire a bordo del carro, dal punto di vista finanziario, dovrebbero fare un reparto di psicologi, che si occupino di aiutare le persone a trovare il proprio posto all’interno dell’azienda. Soprattutto nei momenti di passaggio generazionale. Noi litigavamo non perché volevamo cose diverse, ma perché avevamo idee diverse, e probabilmente non sapevamo comunicarle”.

