I fondamenti della corporate governance: perché riguardano tutti
La corporate governance non è più un tema riservato solo ai cda o agli addetti ai lavori. In un contesto economico e sociale sempre più interconnesso, infatti, il modo in cui le organizzazioni prendono decisioni, gestiscono i rischi e bilanciano gli interessi degli stakeholder ha un impatto diretto sulla vita quotidiana delle persone. Una governance solida non tutela solo gli interessi degli azionisti, ma contribuisce al benessere diffuso, rendendo le organizzazioni più resilienti, etiche e sostenibili
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Nell’immaginario collettivo la corporate governance è spesso percepita come una materia eccessivamente tecnica, riservata a “pochi” e selezionati “addetti ai lavori” come consiglieri di amministrazione, giuristi, accademici, investitori. La realtà, però, dovrebbe essere del tutto differente: la corporate governance è una sorta di “infrastruttura invisibile” sulla quale si regge il funzionamento dell’intera economia di mercato. Non si vede, ma è proprio lì a determinare la qualità delle decisioni prese dalle aziende, la loro credibilità, la fiducia in chi le guida.
Basterebbe soltanto questo a capire quanto la corporate governance non possa rimanere prerogativa esclusiva di una élite, ma al contrario debba essere comprensibile anche a chi non ambisca a sedere in un board, ma sia mosso da vivo e sincero interesse nei confronti della gestione di imprese solide, responsabili, resilienti che tengano in considerazione anche la società in cui operano. Da tale presupposto nasce la volontà di dedicare un numero della Voce degli Indipendenti agli elementi che stanno alla base della corporate governance e al suo funzionamento.
Il nostro intento è quello di offrire strumenti chiari e accessibili per orientarsi in un ambito divenuto cruciale ma al tempo stesso sempre più complesso. La complessità, del resto, è il tratto comune di questa fase storica in rapida evoluzione, nella quale le esistenze di tutti noi – non solo delle aziende – sono spesso influenzate da quanto accade da altre parti del mondo. A maggior ragione sentiamo forte l’esigenza di favorire la diffusione di una cultura della governance che sia ampia, inclusiva e accessibile.
Non potrebbe d’altronde essere altrimenti. Negli ultimi anni la governance è assurta al centro dell’attenzione, anche se i più sembrano non essersene accorti: i temi Esg, la nascita e l’affermarsi dello stakeholder capitalism che supera la semplice centralità del profitto e mette in primo piano un vasto mondo di valori riconducibili al singolo, hanno ampliato enormemente il campo di responsabilità delle imprese. Non è più sufficiente generare ritorno economico nel breve periodo: le aziende devono fare di più, dimostrare cioè come siano in grado di sostenersi nel lungo termine, tenendo conto degli impatti ambientali e sociali delle proprie attività. In breve, devono adottare una corporate governance – intesa come insieme di regole, processi e strutture attraverso cui una società è diretta – attenta, in primo luogo, al bilanciamento degli interessi di tutti gli attori con cui entrano in contatto nello svolgimento dell’attività economica.
Si tratta di un cambio di prospettiva epocale che a maggior ragione ci impone di spiegare questo grande mutamento di paradigma nel quale la governance non può più essere vista come un mero insieme di principi. Al contrario andrebbe analizzata e spiegata come un sistema dinamico che orienta comportamenti e strategie in un contesto altamente sfidante segnato come non mai da instabilità geopolitica, difficili transizioni energetiche e trasformazioni tecnologiche che impattano su ognuno di noi.
In questo scenario i consiglieri non esecutivi e indipendenti si trovano in una posizione privilegiata: sono loro, infatti, che nei board si possono fare portavoce di una prospettiva libera da conflitti di interesse, contribuendo a rafforzare il confronto e a migliorare il processo decisionale, a tutelare tutti gli stakeholder e a superare gli schemi precostruiti “uscendo” dalla mera visione finanziaria per allargare lo sguardo ad ambiti di più ampio respiro. Spetta quindi soprattutto a loro l’onere di gettare luce su questo mondo in modo semplice ma completo e competente, nel solco della continuità della tradizione formativa e di divulgazione culturale di Nedcommunity. Ed è quello che auspichiamo di riuscire a fare con questo numero della Voce e con la nostra attività.

