Editoriale

Governare nell’incertezza: perché la qualità dei board conta più che mai

Oggi nessuno può dirsi estraneo a ciò che accade a livello geopolitico, tanto meno chi ha responsabilità di governo delle aziende. Per gli amministratori indipendenti è necessaria una evoluzione del ruolo a partire da una valutazione su come i rischi geopolitici e macroeconomici entrano nei processi decisionali dei cda

Marco Giorgino, Presidente di Nedcommunity

Il Forum annuale di Nedcommunity si è svolto in un momento storico in cui l’instabilità non è più un evento eccezionale, ma una condizione strutturale con cui imprese e istituzioni sono chiamate a confrontarsi ogni giorno. La presenza ampia e qualificata ha confermato quanto il tema sia sentito da chi opera nella governance delle imprese. È questa l’occasione per rinnovare in modo sentito i ringraziamenti a Paolo Magri per averci fornito un quadro completo e illuminante della situazione geo politica internazionale, gli illustri relatori che hanno alimentato in modo stimolante i panel, Silvia Berzoni per averci magistralmente accompagnato nella narrazione e nella discussione, tutti i presenti che con interesse e partecipazione hanno voluto essere con noi.

Il titolo scelto per questa edizione, Instabilità politica, tensioni economiche e commerciali. Rischi, nuove opportunità ed effetti sui board”, non voleva essere una semplice descrizione dello scenario globale. È stato, piuttosto, una dichiarazione di responsabilità. Perché nessuno, tantomeno chi siede nei consigli di amministrazione o nei collegi sindacali, può oggi ritenersi estraneo a ciò che accade sul piano geopolitico, economico e regolatorio.

Viviamo una fase storica segnata da una combinazione inedita di fattori: instabilità geopolitica, frammentazione degli equilibri internazionali, tensioni commerciali persistenti, politiche industriali sempre più assertive, transizioni energetiche e tecnologiche che procedono a velocità diverse e spesso disallineate. Un contesto che genera incertezza, ma anche discontinuità profonde nei modelli di business, nelle catene del valore e nei mercati dei capitali.

Negli ultimi mesi questi elementi si sono ulteriormente intensificati. Dalle tensioni transatlantiche e dalle dispute su aree strategiche come la Groenlandia, alle rivalità sistemiche tra grandi potenze – Stati Uniti, Cina e Russia – che non si esprimono solo attraverso conflitti armati, ma anche tramite competizione tecnologica, controllo delle supply chain, accesso alle risorse e definizione degli standard globali. Dai conflitti ancora aperti in Ucraina e in Medio Oriente, con effetti diretti su prezzi energetici, sicurezza marittima e investimenti, fino alle frizioni crescenti nell’area Asia-Pacifico e alla nuova escalation di dazi e barriere commerciali.

Non si tratta di eventi isolati. Sono dinamiche che interagiscono e si rafforzano a vicenda, aumentando i rischi geopolitici e producendo conseguenze concrete per le imprese: incertezza sulle regole del commercio e degli investimenti, interruzioni delle catene di approvvigionamento, maggiore spesa per sicurezza e difesa, turbolenze sui mercati finanziari, aumento dei costi energetici e riduzione della cooperazione multilaterale.

In questo scenario, una cosa appare chiara: se l’incertezza è diventata strutturale, anche la risposta deve esserlo. E questa risposta passa sempre più dalla qualità della governance.

I board non possono limitarsi a reagire. Sono chiamati a essere luoghi di lettura del contesto, di anticipazione dei rischi, di valutazione strategica delle opportunità. Luoghi in cui le tensioni geopolitiche, economiche e regolatorie vengono comprese, discusse e tradotte in decisioni consapevoli: quali rischi mitigare e su quali opportunità investire e costruire valore nel lungo periodo.

Per i NED questo implica un’evoluzione profonda del ruolo. Significa interrogarsi su come i rischi geopolitici e macroeconomici entrano nei processi decisionali del board, significa comprendere come stanno cambiando le aspettative degli investitori e delle autorità, significa valutare l’impatto delle tensioni commerciali sulla strategia, sulla resilienza delle supply chain e sulla creazione di valore sostenibile. Significa, soprattutto, saper distinguere tra rischi da contenere e opportunità da governare.

È un compito complesso, che richiede competenze solide, pluralità di punti di vista, capacità di dialogo informato. Ed è qui che il valore di una community come Nedcommunity emerge con forza. Il Forum ha riunito esperti, investitori, presidenti di board e rappresentanti delle autorità con un obiettivo preciso: costruire chiavi di lettura utili per chi siede nei consigli di amministrazione. Comprendere il contesto, ma soprattutto riflettere su come questo contesto stia ridefinendo il ruolo dei board e le responsabilità dei NED.

Perché in tempi di instabilità la qualità della governance non è un fattore accessorio. È un elemento critico di fiducia, di stabilità e di competitività. E su questo terreno, oggi più che mai, si gioca una parte fondamentale del futuro delle imprese.

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