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Gli eccessi nelle retribuzioni dei banchieri

I provvedimenti delle Autorità internazionali

In questi ultimi cinque anni, il tema delle retribuzioni dei managers ha assunto una progressiva e crescente importanza nell’ambito dell’evoluzione della Corporate Governance
Le ragioni di tale fenomeno risalgono alla crisi economica internazionale, originata dai danni provocati dalle operazioni “subprime” di matrice americana. 
L’analisi della crisi ha messo in evidenza gli eccessi delle retribuzioni nel settore bancario, specie nel mondo anglosassone, come fattore collegato all’abnorme espansione delle operazioni sui “derivati”, richiamando l’attenzione delle autorità internazionali e, di conseguenza, l’adozione di provvedimenti su questo tema. 
Le misure prese sulle retribuzioni hanno riguardato i criteri di attribuzione con specifico focus sugli strumenti adottati, sulla ripartizione fra retribuzione fissa e retribuzione variabile e sui tempi di esercizio di opzioni collegate ai piani di stock options, nonché sui tempi di erogazione delle retribuzioni variabili conseguite. 
Le autorità al centro delle decisioni più rigorose sono risultate essere il Financial Stability Board e, a cascata, al di qui dell’Atlantico, la Commissione europea. Va rilevato che la normativa emanata in tale sede è stata recepita dalla Banca d’Italia con gran tempestività e in perfetta aderenza con la scadenza prevista. Il sistema bancario si è, infatti, prontamente adeguato a quanto richiesto: banche che avevano la consuetudine di tenere una sola riunione del Comitato remunerazioni nel corso di ciascun mandato triennale hanno recepito con immediatezza le nuove disposizioni. 
Potenza della “moral suasion” di Banca d’Italia!


Quali sono i risultati ottenuti?

A distanza di cinque anni dall’avvio della normativa e del suo progressivo aggiornamento è possibile valutare quali effetti sono derivati dall’azione della Banca Centrale. 
La trasparenza è sicuramente migliorata, le relazioni sulle remunerazioni presentate alle assemblee annuali sono state messe a disposizione degli azionisti ma permane il dubbio che ciò consenta all’investitore individuale una piena comprensione dei sistemi retributivi nel sistema bancario. 
Secondo la tristemente pesante tradizione italica, si è richiesto un eccesso d’informazioni articolate e complesse, di difficile e non immediata comprensione. Infatti, relazioni che spesso superano le cinquanta pagine sono un forte disincentivo alla lettura: in parole povere, sarebbe auspicabile una comunicazione più sintetica e più efficace. 
Ritengo comunque che il rigore di Bankitalia abbia ottenuto un effetto positivo per quanto riguarda i riconoscimenti economici di buonuscita che oggi difficilmente risultano eccessivi, come invece apparivano in alcuni casi passati, e ciò grazie anche alle deliberazioni assunte a livello internazionale.


I mutamenti nel sistema retributivo manageriale italiano

Un bilancio dei mutamenti avvenuti nel sistema retributivo italiano dal 2008 ad oggi merita tuttavia alcune considerazioni, poiché si sono create significative differenze fra le imprese dei settori bancario/finanziario/assicurativo e le imprese degli altri settori. 
La prima differenza riguarda il momento in cui vengono sottoposte alle assemblee delle proposte in tema di remunerazioni, con voto vincolante per banche e assicurazioni e voto solo consultivo per le altre. Un effetto sui comportamenti dei settori non vincolati in assemblea, probabilmente si produrrà perché i consigli nel formulare le proposte saranno comunque condizionati dalla maggior attenzione al tema retributivo. Inoltre è evidente la differenza esistente fra un voto consultivo e un voto deliberativo. 
Tuttavia l’effetto negativo di maggior rilievo, a mio avviso, deriva molto dalla netta distinzione – parlerei addirittura di divaricazione – fra la condizione di un manager del settore bancario o finanziario o assicurativo e quella dei manager degli altri settori. Per questi ultimi, nessun vincolo esiste, ad esempio, in tema di tempi d’erogazione delle retribuzioni fisse o variabili maturate, né della tipologia di riconoscimento (cash o altre forme) a differenza di quanto invece viene imposto nei settori prima citati. La conseguenza negativa è data dall’evidente riluttanza dei manager di settori non regolamentati ad accettare proposte per settori vincolati. E ciò provoca un ulteriore danno rappresentato dalla mancanza di interscambio di esperienze manageriali utili al sistema Paese.


Un ripensamento sulle Stock Options

Una ultima considerazione negativa sull’attuale sistema retributivo riguarda la sostanziale mancanza di utilizzo di piani collegati alle azioni (per esempio le stock options). 
Gli errori commessi nel passato con un loro utilizzo spesso disinvolto hanno lasciato il segno. Penso che sia l’ora di tornare sull’argomento affrontando seriamente il tema con una particolare attenzione agli obiettivi sottesi all’assegnazione dei piani, al vesting period, ai vincoli all’esercizio delle azioni ottenute al conseguimento degli obiettivi. 
Una gran responsabilità per il disuso di incentivi collegati alle azioni è da attribuire all’azionista MEF che, con atteggiamento populista, dal 2008 ha deciso di non approvare tali assegnazioni. 
In definitiva, penso sia giunto ormai il momento di un ripensamento che consenta di definire sistemi retributivi più articolati ed equilibrati.


© RIPRODUZIONE RISERVATA

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