Freni: “Norme e cda flessibili, scudo contro le turbolenze geopolitiche”
Il sottosegretario del Ministero dell'Economia e delle Finanze, intervenuto al quinto Forum di Nedcommunity, propone la sua ricetta per adattarsi a questa fase di grandi sconvolgimenti globali
Federico Freni, sottosegretario del Ministero dell'Economia e delle Finanze
In un mondo in cui non valgono più i punti di riferimento conosciuti, chi è chiamato a guidare le aziende – industriali o finanziarie poco importa – e chi ha responsabilità di governo politico, deve adottare un approccio flessibile. In particolare, in una fase caratterizzata da forti turbolenze geopolitiche servono risposte immediate. Per Federico Freni, sottosegretario del Ministero dell’Economia e delle Finanze, intervenuto al quinto Forum di Nedcommunity Instabilità geopolitica, tensioni economiche e commerciali-Rischi, nuove opportunità ed effetti sui board non ci sono molte altre strade percorribili: “Dobbiamo fare i conti con una strutturale lentezza del sistema normativo, inadeguato soprattutto quando la geopolitica accelera”.
Un buon cda può trasformare crisi in opportunità
Innanzitutto, dovremmo imparare a trasformare i momenti negativi in fasi di svolta e di cambiamento. “Fino a ora ci siamo crogiolati nell’illusione che le cose fossero immutabili, adesso come i sonnambuli di Broch ci stiamo accorgendo che la geopolitica sta cambiando. Dobbiamo iniziare ad agire – sollecita Freni – e qui entra in gioco la rilevanza dei board: la capacità di flessibilità di un cda qualificato è un valore aggiunto”. Per questo motivo la composizione del board riveste un’importanza centrale: competenza e capacità di reazione sono, infatti, gli unici elementi che consentiranno di governare, piuttosto che subire, il cambiamento e di trasformare le difficoltà in momenti di crescita e di business.
Dalla compliance all’azione
Oltre a essere impeccabili sul come fare le cose è necessario, secondo Freni, passare all’azione. La compliance, in sostanza non basta. “Vedo tanta, troppa paura, situazioni troppe ingessate rispetto alla capacità di stimolare flessibilità nella gestione dei board. Dal punto di vista del legislatore, l’unica strada per supportare questo processo di cambiamento è alleggerire l’impatto normativo. Non potendo realizzare questo obiettivo dal lato primario, considerato che l’Italia non è un Paese di common law, possiamo raggiungere lo scopo realizzando una regolamentazione di secondo livello più collaborativa e meno repressiva. La riforma del Tuf va in questa direzione e risponde alla richiesta dei mercati di una flessibilità nella gestione anche della governance che ritengo sia essenziale”.
Il cambiamento, però, deve essere concretamente realizzato senza rinunciare alle peculiarità che hanno fatto del sistema italiano uno dei più virtuosi. Si pensi per esempio al voto di lista che merita non solo di essere mantenuto ma anche migliorato. “Creare il nuovo non vuol dire per forza abbattere il vecchio. Significa invece interpretare quello che c’è alla luce dei tempi che cambiano”, chiosa il sottosegretario. Il tutto attraverso il dialogo, senza il quale il sistema rischia di incepparsi.

