Approfondimenti

Cos’è davvero la corporate governance (e perché non riguarda solo le grandi aziende)

Il governo societario regola il buon funzionamento di un'azienda. Grande o piccola che sia l'impresa deve porsi il problema di dotarsi di una corporate governance al passo con i tempi e, secondo l'esperto Fabrizio Rindi, in primo luogo "aperta". Vediamo cosa significa concretamente

Fabrizio Rindi, presidente del Collegio dei saggi di Nedcommunity

“Apertura”. Se volessimo individuare un termine che riassuma la caratteristica principale di una governance al passo con i tempi sarebbe proprio questo il vocabolo più adatto secondo Fabrizio Rindi, presidente del Collegio dei saggi di Nedcommunity, cofondatore dell’associazione con un’esperienza pluridecennale come consigliere, e amministratore delegato e presidente di importanti aziende del mondo assicurativo.

Dottor Rindi perché tanta enfasi su questo termine e come spiegherebbe cosa si intende per corporate governance?

Innanzitutto, partirei da una semplice definizione. La corporate governance (in italiano: governo societario) è l’insieme di regole, processi e strutture attraverso cui un’impresa viene diretta e controllata. In pratica, riguarda chi prende le decisioni, come vengono assunte e in che modo si garantisce che l’azienda operi in modo corretto e trasparente. Dobbiamo considerare che la corporate governance – che ovviamente si esprime nel suo livello più alto nel consiglio di amministrazione, ma la cui cultura poi deve permeare tutta l’azienda – svolge un ruolo centrale innanzitutto di controllo rispetto a quelli che sono gli obiettivi aziendali, ma anche di stimolo. In che modo? Creando una situazione di confronto costruttivo con i manager e soprattutto con l’amministratore delegato e il management che può essere molto utile nel momento in cui si è chiamati a fare scelte di lungo periodo per il successo di una società. Ecco perché amo il termine “apertura”: predisporsi all’ascolto degli altri vuol dire proprio questo, evitare posizioni di chiusura precostituite ed essere preparati ad accogliere punti di vista differenti.

Chi sono i principali attori coinvolti nei sistemi di governance e quali funzioni svolgono all’interno di un’azienda?

Il board, il presidente e l’amministratore delegato, e ovviamente i consiglieri, anche indipendenti. Tale figura per noi di Nedcommunity, associazione che riunisce proprio questi consiglieri, è centrale. Si chiamiamo indipendenti, perché dovrebbero essere capaci di portare un giudizio obiettivo, basato su considerazioni svincolate dagli interessi degli azionisti e proposto al solo scopo di apportare un beneficio generale all’azienda e non a una singola parte. Questa indipendenza bilancia il potere all’interno del consiglio di amministrazione, garantendo decisioni più trasparenti, corrette e orientate al lungo termine. L’amministratore delegato, invece, è il responsabile della gestione operativa e strategica e prende le decisioni che mirano a far crescere l’azienda sotto la supervisione del consiglio di amministrazione che ha compiti vari: definisce le linee strategiche, supervisiona la gestione e attraverso specifici comitati monitora e valuta i principali rischi, garantisce trasparenza e legalità dell’azione, prende decisioni straordinarie e nomina/revoca l’ad. Il presidente del cda è il regista del consiglio, garantisce che funzioni bene – per esempio, deve fare in modo che la documentazione oggetto di discussione in consiglio arrivino sempre in tempi utili perché i consiglieri le possano adeguatamente approfondire – che le decisioni siano corrette e che ci sia equilibrio tra controllo e gestione.

Perché il tema della governance sta assumendo sempre più rilevanza anche nelle piccole e medie imprese?

Perché viviamo e operiamo in un mondo, globale, interconnesso. Per dare una prospettiva futura all’azienda non bastano le competenze, per quanto ampie, di poche figure apicali, di solito i proprietari/fondatori. Al contrario è necessario poter contare su una rosa ampia di conoscenze che si esprimono e si sviluppano soltanto grazie al confronto aperto – ecco che torna questa parola – fra i consiglieri di un board. Il cda, quindi, deve essere accessibile anche a figure che non hanno alcun legame di parentela, professionale o qualsivoglia interesse in comune, ma che vengono scelte in base alla loro preparazione e alla capacità di dare un contributo, di gettare una luce in angoli bui e inesplorati dove possono nascondersi nuove opportunità di crescita. Un proprietario può prendere tutte le decisioni che vuole da solo, però se apre l’azienda e il board crea le condizioni per mettere a fattor comune punti di vista diversi che rappresentano sempre un valore aggiunto e una ricchezza quando si è chiamati poi a fare scelte operative.

Qual è il legame tra qualità della governance e performance aziendale, soprattutto in una fase economica complessa come quella attuale?

Strettissimo per poche ovvie ragioni: un cda trasparente e competente garantisce che le decisioni strategiche siano basate su dati affidabili e analisi approfondite; una buona governance prevede sistemi di risk management e controllo interno robusti, che aiutano a identificare e mitigare pericoli finanziari, operativi e reputazionali. Tutto ciò comporta una maggiore fiducia degli investitori e degli altri soggetti interessati al business dell’impresa e conferma che una governance di qualità garantisce che l’impresa, anche nel lungo periodo, sarà in grado di prendere decisioni ponderate sui temi vitali per la sostenibilità dell’azienda e di reagire più rapidamente ai cambiamenti di mercato e alle crisi improvvise.

Quali sono, a suo avviso, le priorità su cui le imprese dovrebbero concentrarsi per rafforzare la propria governance?
Anche in questo caso non sono molte ma secondo me tutte fondamentali: in primo luogo inserire degli indipendenti per i motivi che ho spiegato prima; investire sulla tecnologia integrando per esempio strumenti digitali e intelligenza artificiale per migliorare e accelerare i processi decisionali e il  monitoraggio e al contempo rafforzare la protezione dei dati aziendali e dei sistemi critici; investire su un cda con inserimento di competenze  e culture che coprano gli aspetti più critici per un ambizioso sviluppo aziendale. Un aspetto tanto più importante per le aziende piccole e medie che devono avere l’ambizione di crescere per aggregazione o investendo in collaborazioni reciprocamente sinergiche. Quindi ancora una volta la priorità è quella di dotarsi di una governance aperta e di predisporsi al cambiamento dando spazio a opinioni diverse.

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