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Alla comunità di pratica NED, che si è svolta a Roma il 10 giugno 2014

La buona governance tra pubblico e privato

Cronaca di Alessandro Carretta

Alla comunità di pratica NED, che si è svolta a Roma il 10 giugno 2014 presso la Cassa depositi e prestiti, hanno partecipato Alessandro Pansa, già amministratore delegato di Finmeccanica e attualmente professore alla LUISS di Roma e Marcella Panucci, direttore generale di Confindustria.

La governance non detta più solo regole di funzionamento per i CdA delle società quotate o delle banche o altri soggetti con norme di vigilanza “speciali”, ma riguarda ormai anche e soprattutto linee guida per il buon governo delle imprese private e “pubbliche” in senso lato (controllate dallo stato, dall’amministrazione pubblica fino agli enti locali). Come è stato sottolineato durante l’incontro, introdotto e moderato da Paola Schwizer, presidente NED, e da Alessandro Carretta, Presidente dell’Accademia Italiana di Economia Aziendale, questa tendenza coinvolge progressivamente sul tema anche le piccole e medie imprese, specie quelle che desiderano affacciarsi sul mercato dei capitali. La platea si allarga quindi a decine di migliaia di aziende (14mila solo quelle con partecipazione pubblica diretta o indiretta).

Tra i numerosi temi affrontati, vale la pena di ricordare i seguenti:

  • assortimento” delle tipologie di consiglieri da nominare (un CdA compatto ed omogeneo funziona forse meglio nella gestione corrente ma la presenza di diversità di genere, e non solo di genere, assicura più flessibilità e capacità di reazione a eventi imprevisti ed una visione di più lungo periodo);
  • quali competenze devono essere presenti in un CdA? C’è un profilo di fitness rispetto al business, ma servono anche altre competenze. Emerge una dimensione importante di varietà ideale di competenze, anche rispetto al fabbisogno di consulenze esterne al CdA;
  • influenza degli stakeholders sulla scelta dei consiglieri. Il ruolo della politica è sempre criticabile? Le nomine politiche possono essere viste come segnali/veicoli di indirizzi di politica industriale (ma è il CdA la sede giusta per quest’ultima ?);
  • tracciabilità ed accountability delle procedure di nomina. Ad esempio, nelle recenti vicende delle nomine nei CdA delle aziende “pubbliche” quanti candidati proposti dalle società di head hunter sono stati effettivamente eletti?
  • livello della remunerazione rispetto al tempo dedicato dai consiglieri al ruolo. Non c’è infatti solo un tema di compensi particolarmente elevati ma anche quello di remunerazioni obiettivamente insufficienti rispetto alle responsabilità ed ai compiti dei consiglieri;
  • governance e performances. Come si valuta la buona governance? Occorre una integrazione dei sistemi di monitoraggio e rendicontazione delle performances con parametri diversi da quelli economico-finanziari tradizionali.

Dibattito vivace, come sempre nelle comunità di pratica NED, alimentato da un pubblico numeroso e attento.

Opinioni ed esperienze diverse – a volte molto diverse – a confronto ma su tutto una convinzione condivisa: occorre promuovere un’enfasi progressiva sulla sostanza rispetto alla forma (passare cioè da “auspici” a comportamenti agiti) e sul concreto valore creato per impresa da una “buona governance” rispetto ad una mera compliance delle norme. Tale valore, guarda caso, si crea, come insegna la buona vecchia teoria, solo nel caso in cui esiste una soddisfacente fitness delle regole di governo rispetto alle caratteristiche delle imprese.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Mauro Arachelian, Segretario di redazione

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