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BIBLIOTECA NED a cura di Adalberto Alberici

“Rischi di morte per il nostro capitalismo?”, Franco A. Grassini, il Mulino, Settembre 2013, 463 pp., Euro 30 

Recensione di Daniela Vandone 
(Professore associato di Economia degli intermediari finanziari nell’Università degli studi di Milano)


L’orizzonte breve: rischi di morte per il nostro capitalismo?


L’incertezza del mercato del lavoro, la disparità nella distribuzione del reddito, la vulnerabilità economica e finanziaria delle famiglie e le nuove forme di disagio ed emarginazione sono alcuni tra i riflessi della recente crisi economico e finanziaria da cui i Paesi faticano ad uscire. In un tale contesto di fragilizzazione sociale è lecito chiedersi se il sistema capitalista, così come lo abbiamo conosciuto fino ad oggi, sia ancora sostenibile o se siano necessari mutamenti strutturali e politici che tengano conto delle derive negative che possono provenire da tale modello.


In questa cornice si inserisce il lavoro di Franco Grassini che, analizzando comparativamente alcuni sistemi capitalistici (anglosassone, tedesco, nipponico e italiano), indaga quanto questi operino “con lo sguardo sufficientemente orientato al futuro in modo da mantenere alto il livello degli investimenti senza trascurare anche chi lavora e consuma”. L’attenzione è rivolta all’orizzonte temporale che li caratterizza e all’esame di problemi specifici, quali il rapporto tra impresa, proprietà e mercati finanziari, gli organi di governo e le relazioni con i soggetti interni ed esterni. Se il mercato premia i risultati di breve periodo, l’inevitabile rischio è che la logica dello short termism prevalga su visioni di più lungo periodo, a scapito della massimizzazione degli interessi di tutti gli stakeholders, inclusi governo, regolatori e comunità.


Muovendo da queste considerazioni, Grassini dapprima analizza con compiutezza e documentata analisi comparativa gli aspetti essenziali che caratterizzano i sistemi di governo delle imprese – quadro normativo, assetti proprietari, struttura finanziaria, organi di gestione – e gli effetti distorsivi di una cultura d’impresa orientata al guadagno a breve. Successivamente, l’Autore si sofferma sui possibili interventi di corporate governance finalizzati proprio a valorizzare il ruolo degli investimenti protratti nel tempo. Tra questi vi sono il contrasto agli incentivi perversi nelle remunerazioni di manager e di gestori di fondi, l’aumento della trasparenza e del ruolo degli azionisti, una riforma dei mercati finanziari che affronti il tema delle transazioni ultrarapide con algoritmi computerizzati.


“Vi supplico gente: non confondete l’essere con l’avere”. La citazione di Savonarola sottolinea lo spirito con cui l’Autore analizza queste complesse e delicate tematiche; il mutamente di regole e norme è fondamentale per la ripresa del capitalismo, ma ciò che parimenti conta è una nuova etica nella loro applicazione e una rinnovata coscienza da parte di tutti, politici, imprenditori, manager e dipendenti.


Il volume affronta con sistematicità e rigore scientifico tematiche complesse di estrema attualità, la bibliografia è corposa e le note sono precise e ricche di informazioni di dettaglio. E’ chiaramente un testo intriso della pluriennale esperienza manageriale, accademica e politica dell’Autore. Chiosando con le parole di Carlo Scognamiglio Pasini – che ha scritto l’Introduzione al volume – questo testo “rappresenta soprattutto una memoria di una vita dedicata allo studio dell’economia dell’impresa, che non avrebbe meritato di essere dispersa e che merita di essere letta”. 


© RIPRODUZIONE RISERVATA


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