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Banche, valore e riflessioni sul sistema

Il 26 novembre scorso, si è tenuto a Milano presso la Banca Intesa San Paolo il Convegno Aiaf sul tema “Banche, valore e riflessioni sul sistema”. 
Il Convegno si è articolato in due sessioni distinte: la prima è stata dedicata alla “Valutazione delle banche in periodi di crisi finanziarie” (coordinata dal Vice Presidente Aiaf Antonio Tognoli): la seconda sessione è stata una Tavola Rotonda su “Il sistema bancario italiano e le sue prospettive” (moderata dal nostro Associato Salvatore Bragantini). 
La prima sessione, aperta da Pietro Mognol con un intervento su ”I risultati delle banche del 2011 e del I° semestre 2012 con confronti europei”, si è articolata nei seguenti interventi: “La valutazione delle Banche alla luce di Basilea 3” di Roberto Tasca; “Tematiche valutative riguardanti l’impairment test” di Luca Franceschi; “Crisi finanziaria e valutazione di mercato delle banche” di Luca Comi. 
La seconda sessione, aperta dall’intervento di Fabio Panetta, è consistita nella Tavola Rotonda moderata da Bragantini ed ha avuto gli interventi di Guglielmo Zadra, Vincenzo Chiorazzo e Gregorio De Felice. 
Gli Atti del Convegno sono ottenibili presso la Segreteria dell’Aiaf. Per un commento singolare, senz’altro polemico ma vivace, abbiamo pensato di valerci del contributo spontaneo di Alfonso Scarano, analista finanziario indipendente, nonché socio Aiaf (di cui è stato Vice Presidente), che in alcune occasioni ha già collaborato alla nostra rivista on line.


Pane e brioches (di Alfonso Scarano) 
Un convegno sul sistema bancario presso la sede storica della Banca Commerciale Italiana, richiama alla memoria la figura di Raffaele Mattioli e della sua opera di banchiere abile, illuminato e letterato. 
Raffaele Mattioli scriveva:“ … guardiamo ai fatti, a quel che è successo e come è successo, e constatiamo che nelle buone come nelle avverse fortune della Storia Italiana contemporanea la nostra banca si è mantenuta indefettibilmente al servizio di tutta l’economia nazionale, del suo sviluppo e del suo sostegno, in tutti i rami, in tutte le regioni, ed ha tratto nuove energie dal rafforzamento delle capacità produttive e commerciali del Paese. Non si può pensare di scrivere la storia economica di questi tre quarti di secolo senza riconoscere, ad ogni piè sospinto, la presenza lo stimolo e l’impulsione della Comit. … Tutti quelli che hanno dato il meglio di sé alla Comit possono perciò, senza nessun ossequio alla mistica dell’azienda, senza nessuna idealizzazione di quello che dopotutto non è che un “affare”, inteso dunque al profitto e servo di Mammona, essere fieri del risultato dei loro sforzi, ed insieme umili alla vigile coscienza di non essere stati delle anonime rotelle di un grosso congegno” e … “raccomandava di mantenersi fedeli al principio che la Banca attingesse forza e prosperità nel dar forza e prosperità al Paese”
A fronte di queste parole, il dibattito svoltosi appare alquanto distante dall’attenzione che richiede l’economia reale. Mi pare ci sia la stessa distanza che corre tra il parlar di “brioches bancarie”, invece che del “pane economico” e dei mulini e dei forni che lo producono. Il pensiero emerso nel convegno appare basato su una visione autoreferenziale che auspica un ritorno delle banche alle marginalità, con discorsi volti a ristrutturazioni e riprese di efficienza, ben lontani dal salutare impegno di tornare a favorire concretamente un ritorno alla crescita imprenditoriale. 
Mi sembra che soltanto l’intervento di Gregorio de Felice abbia dato qualche segno di lettura più attenta alla crisi ed alla relazione esistente tra le cifre delle banche e quelle dell’economia reale. D’altro canto, il fallimento del mercato MAC – mercato alternativo dei capitali – destinato al finanziamento delle PMI ha subito incespicato nei contrapposti interessi delle banche che ne sono state fondatrici. 
Neppure la “londinizzazione” di Borsa Italiana è stata citata come nuovo grande handicap alla capitalizzazione delle imprese italiane e come deperimento dell’industria finanziaria milanese che intorno alla Borsa viveva prima del suo annegamento in Borsa di Londra. 
Solo nell’intervento di Salvatore Bragantini si è potuto cogliere un monito solitario sul ruolo pubblico che il sistema bancario dovrebbe svolgere per il Paese. Un monito che affonda le sue radici nella cultura bancaria classica che ancora quasi si può respirare entrando nel bel palazzo di piazza Belgioioso dove si è svolto l’incontro. 
Emerge invece dal dibattito una rappresentazione consueta, e per certi versi rattristante, rispetto alla crudezza di un mondo economico in gravissima sofferenza. Alle banche basta ristrutturare se stesse, pensare alla loro efficienza, al rispetto di una normativa autolesionista come quella di Basilea 3, rimanere comunque fedeli e succubi di un modello di banca universale che probabilmente è la principale origine di molti ed irrisolti mali dell’economia e della finanza di oggi. Basti pensare al conflitto di interessi tra “l’anima bianca” della banca vera e “l’anima nera” di quella che fa speculazione finanziaria. 


© RIPRODUZIONE RISERVATA

P.S. Si invita il lettore a leggere nelle pagine precedenti l’articolo di Salvatore Bragantiniin cui commenta la Tavola Rotonda da lui moderata.

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