Oltre l’interlocking: quali i nuovi scenari?
La cancellazione della normativa sul divieto dell’interlocking apre nuovi scenari all’interno dei consigli di amministrazione. Ed elimina alcune storture. Se n’è parlato lo scorso 21 aprile nel corso del secondo di quattro approfondimenti monografici online dedicati al TUF, la riforma del Testo Unico della Finanza
commercial illustrator
Un incontro formativo per analizzare ragioni ed effetti della normativa che ha portato all’eliminazione del divieto di interlocking, una delle novità introdotte con la riforma del Testo unico della finanza, in vigore dal 29 aprile. Ad organizzare l’evento formativo, tenutosi il 21 aprile, è stata Nedcommunity, la prima associazione italiana di amministratori non esecutivi e indipendenti.
“La normativa, nata nel 2011, impediva l’assunzione di incarichi incrociati con riferimento al mercato del creditizio finanziario e assicurativo – ha spiegato l’avvocata Annapaola Negri Clementi, moderatrice dell’incontro e consigliere direttivo di Nedcommuity –. Un divieto sulla base di una normativa costruita a tutela della concorrenza, il famoso decreto salva Italia”.
Ma cosa succede ora che, con la riforma del testo unico approvato con il decreto legislativo 47 del 2026, è stata eliminata l’intera disciplina dell’interlocking? Assisteremo ad un “liberi tutti”, per cui si potrà entrare ed uscire dai consigli di amministrazione di tutte le società, senza nessun controllo? Ovviamente no. “Prima il divieto era one size fits all, cioè un divieto che catturava qualunque posizione incrociata anche se le attività non erano direttamente concorrenti – ha spiegato Michele Siri, professore ordinario di diritto commerciale dei mercati dei capitali dell’Università di Genova e componente del comitato scientifico di Nedcommunity –. Una banca e un’assicurazione direttamente non svolgono la stessa attività e nonostante questo, la circostanza impediva la partecipazione dello stesso soggetto in qualità di esponente o di un consiglio di amministrazione o di un organo di controllo”.
Una scelta figlia di un particolare momento storico, in cui il nostro Paese si trovava in una situazione di forte difficoltà economica. E dunque “in quel momento storico un divieto di quel tipo sopperiva e rimediava a un malfunzionamento del sistema finanziario. Oggi c’è la possibilità di fare una valutazione caso per caso” spiega ancora il professor Siri.
Rosalba Casiraghi, ex presidente Nedcommunity, componente del comitato scientifico dell’associazione e presidente del Collegio Sindacale di Eni, ha ricordato come negli anni di applicazione del divieto, potesse diventare anche molto difficile trovare figure autorevoli e competenti per far parte di in consiglio di amministrazione. “Si tratta sicuramente di una norma che è stata molto utile, che è servita per ripulire quella che veniva definita la foresta pietrificata del mercato finanziario italiano”. L’indagine dell’autorità garante della concorrenza e del mercato che portò poi all’introduzione della norma evidenziò come l’80% dei gruppi che erano stati esaminati avevano legami di Interlocking directors. Tuttavia, sempre secondo Rosalba Casiraghi, l’eliminazione dell’interlocking, è una buona notizia, “perché è l’applicazione è stata complessa, rigida e spesso anche incoerente – spiega Casiraghi –. Quando facevo parte di un comitato nomine ho ricevuto molti rifiuti da persone che avevano proprio il profilo adatto per completare la composizione ottimale di un cda. Tanti non rifiutavano perché erano certi di avere una posizione di interlocking, ma perché la loro posizione poteva comunque essere contestata dalla vigilanza”.
QUI IL VIDEO INTEGRALE

