Imprese e Imprenditori

Dazi, guerre e boardroom: l’era della governance geopolitica

Getty Images

Il prossimo membro di un consiglio di amministrazione potrebbe non essere solo un manager o un componente “indipendente”, ma un geopolitico.
Può sembrare una provocazione ma è, invece, una necessità che nasce da un mondo nel quale guerre, sanzioni, crisi politiche e, da ultimo, interventi militari per rimuovere presidenti di Stati sovrani, hanno un rilevante impatto sui bilanci aziendali, specie quelli di gruppi multinazionali, al pari dei tassi di interesse o del costo dell’energia.

I gruppi con interessi estesi a livello internazionale si confrontano ormai con scenari in continua e rapida evoluzione, a volte anche traumatica per gli effetti che possono derivarne. La geopolitica è in genere rimasta ai margini delle sale consiliari, affidata al più a report esterni o a briefing specifici. Le crisi degli ultimi anni tuttavia e, soprattutto, l’avvento della seconda amministrazione Trump negli Stati Uniti, dimostrano che tale approccio non rappresenta solo un errore di analisi ma anche un rischio strategico.

Aziende come attori politici

Le modificazioni nella supply chain indotte dal peso delle sanzioni e dei dazi e, ora, dai prevedibili sconvolgimenti politici ed economici legati alla conquista di territori e financo all’amministrazione di Stati sovrani da parte di grandi potenze “imperiali” in una logica di superamento del multilateralismo, impongono alle aziende globali di agire come fossero attori politici.

La globalizzazione lineare fin qui ritenuta la soluzione migliore per assicurare il progresso economico ed il benessere diffuso nel mondo, cede il passo a soluzioni contrapposte come il reshoring o il friend-shoring o il decoupling. E dunque l’interrogativo che i gruppi economici globali, ma non solo, devono porsi nell’indicato scenario riguarda le azioni da porre in essere e quali tra di esse, non solo per reagire alle crisi ma soprattutto per anticiparle.

Si tratta di scelte che interessano i manager – consiglieri ma non solo: all’interno delle aziende le azioni da intraprendere interessano anche i responsabili degli acquisti, i COO i CFO, ma anche il Chief Information Technology data l’importanza del ruolo svolto dalla tecnologia.

Strategie utili

Alcune strategie da porre in essere nel breve termine potrebbero, ad esempio, riguardare azioni di “ingegneria tariffaria”: si tratta di identificare per i propri articoli i modi per approvvigionarsi da aree a basso costo; queste strategie richiedono la comprensione di possibili cambiamenti del prodotto e della sua componentistica nonché delle norme tariffarie sulle quali incidono variabili come i servizi a valore aggiunto, il contenuto locale e le normative del Paese o dell’area di riferimento. È così che alcune forniture possono essere riorganizzate modificando le fasi della catena di fornitura o isolando taluni costi per evitare tariffe parziali.

Una seconda azione riguarda la sensibilità dei prezzi ed il grado di assorbimento in relazione ai prodotti trattati, conseguente all’introduzione di dazi e/o tariffe; adeguati sforzi andrebbero poi indirizzati, sempre nel breve termine, alla verifica del grado di efficienza operativa, individuando azioni rapide e mirate all’ottimizzazione dei processi produttivi, unitamente ad una più efficiente pianificazione e gestione dei materiali, in grado di far risparmiare sui costi dell’intera catena di fornitura.

Tuttavia, le indicate azioni nel breve termine non saranno sufficienti. La sopraggiunta instabilità del commercio internazionale necessita di ulteriori risposte con azioni mirate anche nel medio termine. Ad esempio approntando strumenti e processi che aggiornino le esigenze di acquisto con le informazioni sulle restrizioni commerciali, sui fornitori o sui canali alternativi di approvvigionamento. Queste informazioni devono essere gestite in collegamento con la pianificazione delle vendite e con la flessibilità della produzione, ad esempio investendo su linee facilmente convertibili da un prodotto ad un altro o curando che gli accordi di acquisto non siano vincolanti, ovvero prediligendo elevata flessibilità nella fornitura di logistica.

I delineati interventi avranno la comune finalità di orientare le catene di fornitura utilizzando l’approccio basato sul costo totale; in tal modo, i canali di approvvigionamento e la scelta dei siti produttivi dovranno essere valutati in base ai mercati di riferimento, alla struttura dei costi e all’impatto sulle tariffe o dazi di ingresso.

button up site