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Spaventa sulla crisi dell’euro

Cronaca di Sergio Sorrentino


L’ultimo appuntamento annuale della Comunità di Pratica di Nedcommunity è stato l’incontro con Luigi Spaventa, tenutosi a Roma il 16 novembre scorso per favorire un maggior contatto con i soci romani, è coinciso proprio con uno dei momenti caldi dell’Unione, quando cioè si andavano decidendo a livello comunitario le modalità di intervento finanziario in favore dell’Irlanda. 
L’intervento di Spaventa ha avuto quale filo conduttore l’analisi delle determinanti della crisi e alcune possibili soluzioni, alcune delle quali già si vanno delineando. 
Egli ha evidenziato come la crisi venga da lontano e nasca dalle crescenti divergenze che sono maturate tra le diverse economie all’interno della UE. La divergenza riguarda più aspetti: la produttività e il costo del lavoro per unità di prodotto, la bilancia dei pagamenti di parte corrente, il deficit pubblico rispetto al PIL, l’espansione del credito rispetto al PIL. E non si tratta certo di informazioni che solo improvvisamente si sono concretizzati: già da qualche anno la Commissione Europea pubblica tali ricerche, evidenziando proprio i problemi che potrebbero derivare da andamenti asimmetrici. La crisi finanziaria, e la conseguente recessione, hanno dunque accelerato il deterioramento di un quadro strutturale che già presentava aspetti critici. 
La molteplicità di indicatori presi in considerazione consente anche di sottolineare come l’instabilità che oggi si osserva è riconducibile a fenomeni di natura diversa, più articolati e complessi di quelli presi esplicitamente in considerazione nel Trattato di Maastricht. 
Quest’ultimo ha puntato l’accento soprattutto sui tradizionali indicatori di bilancio pubblico (disavanzo e debito rispetto al PIL) e sull’esistenza di una Banca Centrale indipendente, nel presupposto che le singole economie avrebbero progressivamente ridotto le distanze strutturali tra loro. 
L’osservazione della situazione greca, irlandese e spagnola in parte contraddice la validità di tale schema di riferimento.


La Grecia 
Apparentemente, all’epicentro della crisi greca vi è stata una politica fiscale dissennata. Ben maggiore peso ha avuto, tuttavia, l’utilizzo di discutibili tecniche contabili e statistiche volte a mascherare l’effettivo aumento del disavanzo di bilancio,comportando con ciò un forte ritardo nella predisposizione di un piano di intervento credibile.


Spagna e Irlanda 
Spagna e Irlanda hanno invece avuto negli ultimi anni bassi deficit di bilancio. In questi due Paesi, una componente molto rilevante degli squilibri interni ed esterni è rappresentata dalla forte espansione del credito rispetto al PIL. Il credito, sostenuto dalle banche nazionali che si finanziavano in Paesi dell’Euro, è stato in massima parte destinato al settore immobiliare. Solo indirettamente, la crisi di tale settore ha comportato un problema di finanza pubblica, in relazione al fatto che una parte abbastanza rilevante di entrate fiscali proveniva dalla tassazione delle plusvalenze sugli immobili, che sono venute meno nel momento della crisi finanziaria. 
In Irlanda, vi è stata anche l’aggravante che la crescita economica finanziata dall’espansione del credito non è stata frenata, o almeno controllata, dalla banca centrale nazionale, secondo un tipico caso, eufemisticamente parlando, di regulatory capture
I casi irlandese e spagnolo hanno sottoposto a critica l’impostazione teorica secondo la quale gli squilibri esterni di un paese dell’Unione non erano rilevanti nell’ambito del processo di convergenza. L’assunto era che l’indebitamento con l’estero fosse funzionale al finanziamento dell’economia nazionale: attraverso nuovi investimenti, il conseguente aumento della produttività totale dei fattori avrebbe portato ad un aumento delle esportazioni e al successivo assorbimento del deficit di parte corrente. 
Tuttavia, ciò che è avvenuto in questi due paesi è che l’indebitamento con l’estero non ha finanziato settori produttivi potenzialmente esportatori, ma quelli in terni, tipicamente l’immobiliare, per definizione non-tradable, con effetti negativi sulla produttività totale dei fattori.


Problemi complessi 
La soluzione dei problemi riveste particolare complessità, con misure a livello sia nazionale sia europeo. 
A livello nazionale, è chiaro che ciascun paese deve adottare politiche economiche e fiscali rigorose in grado di ridurre i divari rispetto alla media dei paesi dell’Unione. La Germania viene da 10 anni di politiche economiche e industriali che ne hanno accresciuto la capacità competitiva sui mercati internazionali. 
A livello europeo, la Commissione ha intrapreso alcuni tentativi per modificare la governance economica dell’Unione, proponendo una più stringente azione di intervento (raccomandazioni, sanzioni) sui paesi “devianti” rispetto ad alcuni parametri macroeconomici, in modo da prevenire fenomeni di instabilità economica.1 La proposta di riforma della Commissione Europea è il riconoscimento che la disciplina di bilancio – insieme è il caso di dire all’azione della BCE – non è da sola sufficiente ad assicurare la convergenza tra i Paesi dell’Unione.


L’opinione di Spaventa 
Le proposte della Commissione sono poco utili a risolvere situazioni simili a quelle che stiamo osservando. Le proposte in sé sono di difficile attuazione concreta, per come sono state formulate. Sul piano istituzionale, c’è, forse, anche un deficit di potere effettivo della Commissione, la quale ha difficoltà ad imporre una propria linea di indirizzo rispetto alle spinte provenienti dai singoli paesi. 
Piuttosto, egli ritiene che i governi debbano preoccuparsi maggiormente dell’espansione incontrollata del credito, rifacendosi a concetti (il Credito Totale Interno) già utilizzati dal FMI negli anni settanta quale criterio di condizionalità. 
Ma questo non è certo un compito della Commissione Europea. 
Una novità positiva in tale direzione è rappresentata dal fatto che, nel frattempo, il Parlamento Europeo, ha tra l’altro creato due nuovi organismi, il Consiglio Europeo per il Rischio Sistemico e l’EBA (European Banking Authority), entrambi operativi dal 1° Gennaio 2011 (Cfr. Rubrica “Antenna UE” in questo numero n.d.r.
Attraverso un arricchimento della governance europea, si persegue infatti l’obiettivo di individuare per tempo trends sui mercati finanziari che possano comportare fenomeni di instabilità all’interno dell’area dell’euro. Sarà importante che si crei uno stretto raccordo tra i due organismi (il primo operante a livello sistemico, il secondo a livello dei singoli gruppi bancari) in modo che le analisi macroprudenziali siano velocemente trasposte in azioni concrete che coinvolgano i singoli intermediari.

Note

(1) Tra i parametri proposti vi sono: la bilancia di parte corrente, le attività estere nette, i prezzi degli immobili, il rapporto del debito pubblico e del credito al settore privato in percentuale del PIL, la produttività, il costo unitario del lavoro.


© RIPRODUZIONE RISERVATA

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