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Sentenze e sanzioni degli Organi di Vigilanza

La valanga di sentenze e sanzioni che in questi ultimi tempi hanno colpito amministratori e sindaci, indipendenti ed esecutivi, rappresenta un problema molto sentito nella Nedcommunity. 
In una recente indagine compiuta dal settimanale Il Mondo ( “Caccia grossa ai cattivoni” pubblicata il 22/1/2010), l’autore Andrea Ducci informa che le multe comminate dalle diverse Authorities (Antitrust, Consob, Isvap, Bankitalia, Authority Energia ed Agcom) nel 2009 sono state ben 5.600 per un totale di 164 milioni di euro. In particolare, l’Antitrust ha comminato sanzioni per 60,6 milioni di euro, l’Isvap per 59,4 milioni, la Consob per 21,1 milioni, l’Authority Energia per 9,6 milioni, Agcom per 7,7 milioni e Bankitalia per 5,9 milioni (i dati di quest’ultima sono al 30.8.09). 
A noi interessano soprattutto le sanzioni delle Authorities che controllano i comportamenti delle società quotate ed il mercato finanziario, quali Consob, Isvap, Bankitalia, Covip, Antitrust. In proposito abbiamo interpellato vari consoci ed amici nell’ambito della Comunità per avere i loro commenti diretti sulle sanzioni ricevute ed abbiamo ricevuto alcune risposte ma tutti hanno scelto di mantenere l’anonimato su questioni professionali indubbiamente delicate.

Troppe Authorities

Solo un esponente di spicco che si è scherzosamente autodefinito “un cattivone” ha accolto il nostro invito ed in primo luogo ha evidenziato la proliferazione degli organi di vigilanza verificatasi in Italia in questi ultimi tempi: 
In alcuni paesi europei con sistemi normativi efficienti e pro-business – ha ricordato –sono stati istituiti Organi di Vigilanza ad ampio spettro di attività. Ricordiamo il caso britannico in cui il Financial Services Authority (F.S.A.) svolge i compiti di controllo su banche, assicurazione e società finanziarie.” 
Da parte nostra ricordiamo pure che sulla strada della semplificazione anche in Francia nel 2003 è nata l’AMF (Autorità dei Mercati Finanziari) dalla fusione tra la Cob (l’equivalente della nostra Consob) con altri due istituti di vigilanza dei mercati finanziari.  
In altre realtà normative più bizantine  (come la nostra) – fa notare il “cattivone”– sono proliferate le authorities settoriali (Consob, Banca d’Italia, Covip, Isvap, Antitrust….. ecc….).  Per banche, sim e sgr è stata ulteriormente suddivisa la funzione di Vigilanza tra la Banca d’Italia, responsabile per la stabilità e la Consob responsabile della vigilanza sui mercati con infiniti problemi di coordinamento ed oneri di compliance crescenti.” 
Ed aggiunge che il problema consiste nel fatto che da noi “alle Authorities sono stati conferiti poteri sanzionatori di grande rilievo senza che il legislatore abbia contestualmente predisposto un codice di procedura per gli aspetti di istruttoria (definizione e modalità di valutazione delle infrazioni, termini per le azioni e le difese) e irrogazione delle sanzioni (modalità di graduazione della sanzione tra un minimo ed un massimo), lasciando ad ogni Authority ampia discrezionalità che rende molto complicata sia l’osservanza della disciplina sia l’azione di difesa”. 
Ne discende chiaramente che in Italia dovrebbe porsi un problema di coordinamento e di semplificazione legislativa.

Un sistema di controlli molto complesso

Per il nostro intervistato, nelle società quotate il sistema dei controlli è diventato molto complesso e gli amministratori indipendenti ed i sindaci eletti nelle liste delle minoranze devono impegnarsi nello studio approfondito di un contesto legislativo in perpetua ebollizione mentre svolgono il loro compito  con le difficoltà informative caratteristiche delle posizioni di minoranza. 
È ben vero che per gli amministratori indipendenti – egli aggiunge, infatti – è di aiuto la partecipazione agli audit committees, ma le responsabilità sono elevate. Per non parlare del problema della frammentazione dei processi provocata dalle più recenti decisioni Consob che richiede la separazione tra la funzione di compliance e l’internal auditing con le conseguenti necessità di coordinamento con  il Comitato Legge 231/01. 
Quanto ai sindaci delle minoranze nelle società quotate, hanno il vantaggio di accedere alla Presidenza del Collegio Sindacale che è responsabile del funzionamento del sistema dei controlli e di partecipare alla scelta dei revisori cui è delegata la funzione del controllo contabile, ma anche essi devono seguire con cura l’evoluzione legislativa e non perdere d’occhio la attività dell’amministratore delegato.

Manca un codice di procedura unificata

È noto – dice l’intervistato – lo zelo degli uffici delle Authorities nella caccia ai ‘cattivoni’ per le positive ricadute nella immagine dell’organismo e sull’autofinanziamento, dato che i  proventi delle sanzioni entrano nel suo cash flow”. 
In proposito, nella sua inchiesta su Il Mondo, Andrea Ducci si chiedeva dove finiscono i soldi di queste “megacontravvenzioni” facendo una piccola panoramica assai diversificata poiché “ciascuna autorità fa storia a sé”. L’Isvap, per esempio, con l’intero importo delle multe alimenta un fondo di garanzia per le vittime della strada gestito da Consap (la concessionaria dei servizi assicurativi pubblici), mentre l’Antitrust destina il ricavato al fondo presso il Ministero delle Attività Produttive utilizzato a favore dei consumatori ma nel caso di “pratiche commerciali scorrette” esso viene suddiviso tra il Ministero e l’Authority stessa che trattiene 50.000 euro per sanzione. Ciò non avviene per la multe comminate da Agcom e Consob che vanno ad alimentare la Tesoreria dello Stato. Appare evidente che un maggior e miglior coordinamento legislativo anche sull’utilizzo di questo non trascurabile cash flow sarebbe senz’altro da auspicare. 
Ma soprattutto, “Senza un codice di procedura unificato – sostiene il “cattivone – si brancola nel buio sulle tempistiche nella decorrenza dei termini ecc., sulle modalità di interlocuzione con gli uffici (che ad libitum possono o meno aderire alla richiesta di audizione personale), ma soprattutto è censurabile la mancata separazione dell’organo che istruisce la pratica sanzionatoria dall’organo che irroga la pena.” 
Inoltre, esistono alcune perplessità anche di tipo costituzionale. Infatti, qualcuno è riuscito ad essere punito più volte per la stessa infrazione esaminata da punti di vista differenti da diverse Authorities, dato che il confine tra le loro competenze è sovente labile. 
A quanto detto, va aggiunto il fatto che è ben vero che sia ammesso il ricorso alla Corte d’Appello contro le decisioni  delle Authorities ma ciò comporta i conseguenti tempi lunghi della giustizia civile. Inoltre, nei casi più gravi si può ipotizzare anche l’intervento della magistratura penale con ulteriore gravame ed oneri di difesa molto significativi prima di ottenere giustizia. 
Non si dimentichi, comunque, che alcuni di coloro che hanno fatto ricorso contro le sanzioni hanno ottenuto soddisfazione.

L’eccesso di severità penalizza il nostro mercato

Resta il fatto che “in alcuni recenti casi di presunti reati contro l’integrità del mercato di borsa (insider trading) – ricorda l’intervistato –  Consob ha irrogato sanzioni agli operatori e alle società di importo così elevato da essere spogliative dell’intero patrimonio di un povero malcapitato. Si è  aggiunta, in alcuni casi, l’interdizione temporanea dall’ufficio di amministratore di società, nonostante l’incertezza sulla natura del reato stesso valutato con interpretazioni estensive giudicate opinabili dalla magistratura che ha sospeso le sanzioni in attesa di deliberare nel merito.” 
E ciò rappresenta un forte disincentivo per gli investitori stranieri a venire nel “Belpaese” 
L’avvertimento lanciato dal nostro intervistato è che tutti convengono sulla necessità di colpire senza eccezione i “cattivoni” che turbano il corretto andamento dei mercati ma occorre tener presente che le sirene inglesi cantano una soave melodia: ”please come here, only one authority, fast decisions, soft touch ”  
La confusione normativa e l’hard touch italico rappresentano un vero disincentivo, soprattutto per gli innocenti colpiti dalla presunzione che “gli esperti amministratori e sindaci non possono non sapere”. 
L’amico “cattivone” conclude l’intervista con un po’ di amarezza dicendo che “Assumere l’incarico di amministratore o sindaco di banche, società finanziarie, società di gestione, assicurazioni ecc. è diventato un’attività a rischio elevatissimo, in particolare per gli indipendenti impegnati nell’ingrato compito di tutela di interessi di tutti i soci, minoranze comprese!

Invitiamo i lettori tutti a proseguire il dibattito inviandoci i loro commenti.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Indagine a cura della Direzione

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