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Rischi e fattori Esg: serve un approccio integrato

Un modello di valutazione adeguato dei pericoli che minacciano la continuità di business può fare la differenza per le aziende di qualsiasi settore

Getty Images

“Un adeguato risk management non potrà che essere integrato con un focus particolare sulle tematiche connesse alla sostenibilità. Questa la scommessa che tutte le aziende, di qualsiasi settore, industriale e finanziario, devono cogliere e vincere”. Un messaggio lanciato dal presidente di Nedcommunity, Maria Pierdicchi, in apertura del webinar “Le sfide nella gestione dei rischi: interconnessione e integrazione fattori Esg”.

Sfida che però si prevede complessa per una serie di motivi evidenziati da Andries Terblanché, global lead for Dynamic Risk Assessment di KPMG e in particolare per il fatto che “risulta difficile effettuare un’analisi che tenga conto soprattutto della velocità con la quale questi nuovi rischi si presentano e si legano fra loro”.

Nonostante ciò la strada da percorrere è tracciata e per Lorenzo Solimene, associate partner Risk Advisory & Sustainability Services di Kpmg Italia, “in ottica di sostenibilità un nuovo modello di valutazione incentrato sull’interconnessione dei rischi è essenziale per capire come i fattori Esg si possano gestire all’interno delle imprese”.

È quindi necessario un cambio di passo e di prospettiva profonda. “Ci troviamo di fronte a una complessità in continua evoluzione con l’affiorare di megatrend che stanno plasmando lo scenario internazionale, come i cambiamenti climatici. E così – spiega Patrizia Giangualano, componente del consiglio direttivo di Nedcommunity – oggi più di ieri, è evidente come per adottare un corretto approccio al business, sia necessario analizzare i nuovi profili di rischio con attenzione: per farlo è in primo luogo importante riconoscere come questi nuovi rischi si influenzano fra loro e aggregarli in cluster tenendo in considerazione la loro velocità e il fattore contagio”.

Del resto ne va della capacità delle aziende di rimanere sul mercato. Un discorso tanto più valido per un’assicurazione per la quale la valutazione del rischio rappresenta uno dei principali attrezzi del mestiere. Lucia Silva, head of Sustainability and Social Responsibility di Generali Group, porta l’attenzione su un fondamentale cambio di paradigma: “Quando parliamo di rischi legati ai fattori Esg emerge in primo luogo la necessità di andare oltre la shareholder economy e di passare a un approccio da stakeholder primacy che prenda in considerazione le conseguenze dell’azione di business su tutti i soggetti coinvolti. Si pensi ai cambiamenti climatici e a quanto questo rischio sia legato per esempio anche al tema della salute delle persone. Questi fattori viaggiano su un filone che definisco umanistico, di responsabilità individuale. Per questo motivo ritengo che la loro valutazione non possa essere di natura esclusivamente scientifica”.

Di rischio climatico parla anche Marco Rigotti, presidente del Collegio sindacale di UniCredit e associato Nedcommunity, identificandolo come il più importante per una banca, per due motivi: “Gli istituti di credito sono esposti a questo pericolo sia da un punto di vista fisico come qualsiasi altri attività sia dal punto di vista finanziario a causa dei rischi legati alla transizione verso un’economia verde. Tantissime aziende creditrici, infatti, potrebbero non centrare questo obiettivo mettendo quindi in difficoltà anche le banche. Ecco perché per realizzare una corretta valutazione proprio l’industria del credito è chiamata a svolgere un’analisi degli scenari di lungo termine che abbracci l’intero sistema produttivo”.

Individuare correttamente i rischi è così diventato strategico. Gianluca Gramegna, head of Enterprise Risk Management & Credit di ERG, spiega che “nella nostra compagnia mappiamo i rischi legati alla sostenibilità dal 2019. Ma non basta: è necessario coinvolgere tutta l’azienda sul tema e considerare più rischi possibile tanto che il prossimo step è rappresentato proprio dall’introduzione di una valutazione sulla loro interrelazione”. 

In uno scenario di tale complessità, il board e i consiglieri soprattutto indipendenti devono essere protagonisti nella transizione verso una visione integrata. Per Laura Cavatorta, presidente Comitato ESG di Snam e presidente Comitato Sostenibilità Inwit, associato Nedcommunity “tutti gli amministratori sono chiamati a prestare attenzione a questi aspetti ed essere in grado di valutarli attraverso un approccio sistemico. La capacità di  mettere sempre più a fuoco l’interrelazione e la velocità con cui i pericoli si manifestano dovrà rappresentare l’evoluzione corretta del modello di valutazione. Tutti devono essere coinvolti, dal comitato di sostenibilità a quello rischi, senza dimenticare però anche il management”.

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