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Ricordo di Luigi Spaventa

Luigi Spaventa è scomparso il 6 gennaio 2013, a 78 anni, dopo una lunga malattia. 
Egli non fu soltanto un brillante economista e docente universitario, ma anche uomo di governo ed esemplare civil servent. 

Persona di elevato livello culturale e di notevole rigore morale è stato ministro del Tesoro nel Governo Amato e del Bilancio nel Governo Ciampi; successivamente fu presidente della Consob. 

In questa sede teniamo a ricordarlo, riprendendo l’introduzione della cronaca di uno dei suoi ultimi interventi pubblici, fatto in occasione dell’ultima riunione del 2011 della “Comunità di Pratica”. 

Spaventa sulla crisi dell’euro 
Cronaca di Sergio Sorrentino 

L’ultimo appuntamento annuale della Comunità di Pratica di Nedcommunity è stato l’incontro con Luigi Spaventa, tenutosi a Roma il 16 novembre 2012 per favorire un maggior contatto con i soci romani, è coinciso proprio con uno dei momenti caldi dell’Unione, quando cioè si andavano decidendo a livello comunitario le modalità di intervento finanziario in favore dell’Irlanda. 
L’intervento di Spaventa ha avuto quale filo conduttore l’analisi delle determinanti della crisi e alcune possibili soluzioni, alcune delle quali già si vanno delineando. 
Egli ha evidenziato come la crisi venga da lontano e nasca dalle crescenti divergenze che sono maturate tra le diverse economie all’interno della UE. La divergenza riguarda più aspetti: la produttività e il costo del lavoro per unità di prodotto, la bilancia dei pagamenti di parte corrente, il deficit pubblico rispetto al PIL, l’espansione del credito rispetto al PIL. E non si tratta certo di informazioni che solo improvvisamente si sono concretizzati: già da qualche anno la Commissione Europea pubblica tali ricerche, evidenziando proprio i problemi che potrebbero derivare da andamenti asimmetrici. La crisi finanziaria, e la conseguente recessione, hanno dunque accelerato il deterioramento di un quadro strutturale che già presentava aspetti critici. 
La molteplicità di indicatori presi in considerazione consente anche di sottolineare come l’instabilità che oggi si osserva è riconducibile a fenomeni di natura diversa, più articolati e complessi di quelli presi esplicitamente in considerazione nel Trattato di Maastricht. 
Quest’ultimo ha puntato l’accento soprattutto sui tradizionali indicatori di bilancio pubblico (disavanzo e debito rispetto al PIL) e sull’esistenza di una Banca Centrale indipendente, nel presupposto che le singole economie avrebbero progressivamente ridotto le distanze strutturali tra loro. 


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