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Puglia, un’economia fra crescita e sfide: la governance come leva per il futuro

Il Rapporto 2026 della Banca d'Italia fotografa un'economia regionale in crescita, ma frenata da declino demografico e bassa produttività. A parlarne a margine di un convegno organizzato dal chapter Sud-Est di Nedcommunity, Maurizio Lozzi, Dirigente della Sede di Bari di Bankitalia, che abbiamo intervistato

Maurizio Lozzi, dirigente della sede di Bari di Bankitalia

Gli assetti di governance chiari e responsabili possano rafforzare i presidi di prevenzione e la capacità delle imprese di affrontare il cambiamento. Un discorso valido soprattutto quando si ha che fare con le piccole e le medie imprese che rappresentano la maggioranza del tessuto produttivo pugliese, fra i più dinamici del Meridione d’Italia. Il tema è stato al centro dell’evento organizzato dal nuovo chapter Sud-Est di Nedcommunity, il 2 luglio scorso, a Trani, dal titolo Ned e governance aziendale. Un’occasione anche per fare il punto sullo stato di salute dell’economia di questa regione, storicamente “cerniera” fra bacino orientale e occidentale del Mediterraneo. A esporre punti di forza e di debolezza è stato Maurizio Lozzi, dirigente della sede di Bari della Banca d’Italia, che per l’occasione ha commentato il Rapporto 2026 su L’economia della Puglia: il sistema produttivo regionale.

Il report fotografa una situazione fra luci e ombre con una crescita più contenuta rispetto alla media nazionale (+0,4% nel 2025, a fronte del +0,5%). Quali sono secondo lei le principali fragilità?
La crescita dell’economia regionale nel lungo periodo si è basata esclusivamente sull’aumento dell’occupazione; mentre è stata frenata dalla dinamica negativa delle variabili demografiche e della produttività. Dal 2008 la popolazione si è ridotta di circa 200 mila unità portandosi a 3,9 milioni di persone. Il calo della popolazione ha sottratto alla crescita del valore aggiunto regionale circa 4 punti percentuali, 7 se vi si aggiunge la riduzione della quota di popolazione in età da lavoro, connessa con l’invecchiamento della popolazione. Il calo ha riguardato gli individui più giovani (meno di 15 anni) e quelli in età lavorativa (15-64), mentre è cresciuta la popolazione sopra i 65 anni. Anche la produttività del lavoro ha fornito un contributo lievemente negativo alla dinamica di lungo periodo. La diminuzione della produttività del lavoro ha interessato tutti i settori economici. Diversi sono i fattori che possono spiegare la dinamica sfavorevole della produttività e il suo livello. Essi si ricollegano ad aspetti strutturali che, pur presentando in taluni casi tendenze di lieve miglioramento, ancora incidono in maniera sfavorevole. Alcuni di essi attengono al contesto di riferimento (quali la qualità dei servizi pubblici e delle infrastrutture, la regolamentazione, l’incidenza del sommerso, il capitale umano), altri attengono alle caratteristiche del tessuto produttivo (struttura proprietaria e governance, specializzazione settoriale, dimensione, scarsa capacità innovativa).

L’economia pugliese presenta però tante eccellenze e chiari segnali di vivacità. Ci può indicare quindi i punti di forza?
Tra i punti di forza indicherei l’evoluzione della morfologia del nostro sistema produttivo. Le imprese più grandi, che sono quelle con una maggiore produttività, stanno aumentando e crescendo dimensionalmente: nel periodo esaminato la quota di addetti delle imprese con almeno 10 addetti è salita dal 37 al 46 per cento. La dimensione media delle imprese è aumentata da 2,8 a 3,1 addetti, sebbene risulti ancora molto inferiore a quella media nazionale, passata da 3,8 a 4,0. Le imprese che operano come società di capitali, pari al 22 per cento del totale, presentano indicatori economici e finanziari di bilancio sostanzialmente allineati ai valori medi nazionali e in netto miglioramento negli ultimi 10 anni, con un aumento della redditività e della liquidità e un calo del grado di indebitamento. L’ampia liquidità disponibile rappresenta infine una riserva per supportare le imprese in caso di ulteriori shock esterni, ma anche il carburante per finanziare nel prossimo futuro una crescita degli investimenti in settori ad alta produttività.


Dai dati si evince anche un aumentato divario economico e di benessere tra le province pugliesi. Quali territori stanno avanzando e quali restano indietro?
L’andamento di lungo periodo del valore aggiunto evidenzia una crescita solo per le province di Bari, Lecce e Barletta-Andria-Trani (BAT). Il capoluogo si contraddistingue per livelli pro capite superiori alla media regionale e ha fatto registrare la crescita dal 2008 più intensa (5,8 per cento). Le province di Taranto e Brindisi hanno risentito della crisi della grande industria, mentre quella di Foggia delle difficoltà dell’agricoltura e dei servizi.

Infine, una domanda relativa a un comporto vitale per la regione, quello del turismo. La crescita è sostenuta ma la produttività diminuisce e i salari restano particolarmente bassi. Come valuta questo scollamento tra crescita e produttività?
La flessione della produttività del lavoro in un settore “maturo” può ritenersi fisiologica: dopo aver raggiunto un certo livello di produzione conseguito grazie anche a ingenti investimenti, le unità di lavoro aggiuntive offrono un contributo alla produzione complessiva inferiore a quelle precedenti. Quello che rileva ai fini di uno sviluppo sostenibile di un territorio è soprattutto il livello della produttività di un settore che nel comparto del turismo risulta inferiore alla media degli altri settori. Il minor livello dei salari, infine, è una conseguenza dei differenziali di produttività.


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