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Indipendenti e Audit Committee: più efficaci prima o dopo gli IFRS?

A partire dal 2005, con l’introduzione degli IFRS, le società quotate Italiane e quelle di molti altri paesi si sono confrontate con un cambiamento epocale del sistema di accounting. Alcuni studi condotti su scala internazionale hanno fornito chiare evidenze dei miglioramenti della qualità degli utili (la c.d. earnings quality) indotti dall’introduzione di un nuovo “framework contabile” (Barth, Lanndsman and Lang, 2008). Tuttavia l’applicazione degli IFRS implica ancora un elevato livello di discrezionalità da parte del management aziendale, il cui esercizio dipende, tra l’altro, dall’utilizzo di una base di dati riservati relativi all’andamento e alle prospettive aziendali (Daske, Hail, Leuz and Verdi, 2008) e che è insito in un sistema contabile “principle based”. E, in effetti, recenti studi hanno mostrato come le caratteristiche del contesto (normativo e istituzionale) di riferimento e delle singole imprese risultino decisive nel determinare l’effettivo miglioramento nella qualità degli utili successivamente all’introduzione dei nuovi principi (e.g., Ball, Kothari and Robin, 2000; Ball, Robin and Wu, 2003; Leuz, 2003; Ball and Shivakumar, 2005; Burgstahler, Hail and Leuz, 2006). 
Nessuno studio, sino ad ora, si è però interrogato sull’eventuale ruolo esercitato dai consigli di amministrazione – e in particolare dagli amministratori indipendenti e dagli Audit Committees – in questo nuovo contesto. E ciò, nonostante la riconosciuta importanza dei sistemi di governance ai fini del controllo delle politiche di bilancio. Di qui, dunque, l’idea di scoprire cosa era successo, mediante un’apposita ricerca condotta su un largo campione di aziende industriali quotate presso Borsa Italiana, nel periodo 2003 -2006.


Il monitoraggio della qualità degli utili da parte dei consiglieri indipendenti e degli Audit Committees: lo stato dell’arte. 

Come noto, la presenza di amministratori indipendenti e la costituzione di un Comitato di Audit sono considerati due elementi che possono migliorare l’attività di monitoraggio del management svolta dal Consiglio di Amministrazione nell’interesse degli azionisti tutti (Fama, 1980 and Fama and Jensen, 1983). Numerosi studi condotti in ambito internazionale forniscono evidenze empiriche che corroborano l’ipotesi secondo la quale l’attività di earnings management è negativamente correlata alla proporzione di amministratori indipendenti presenti nel Consiglio di Amministrazione della società (ossia al fatto che al crescere del numero degli indipendenti si riduce l’attività di earnings management, con un conseguente miglioramento della qualità degli utili). In particolare, le indicazioni tratte sulla base di studi condotti sul mercato americano sono univocamente positive. Ad esempio, Beasley (1996) e Dechow et al. (1996) mostrano come la presenza di consiglieri indipendenti concorra a ridurre la probabilità che vengano commesse frodi contabili e Klein (2002) individua una relazione negativa tra il “livello di indipendenza” dei board e la presenza di earnings management. Al di fuori del mercato americano, le indicazioni sono meno convergenti. In particolare, Park e Shin (2004), nel loro studio condotto sul mercato canadese, giungono alla conclusione che gli outside directors non inducono una riduzione della manipolazione degli earnings. Peasnell, Pope e Young (2005), studiando un campione di aziende inglesi del Regno Unito, scoprono che al crescere degli outside directors si riduce la possibilità che i manager compiano interventi sugli accruals di bilancio finalizzati ad innalzare il livello degli utili, mentre non è vero il contrario, ossia che gli outside directors riescono a contenere gli interventi finalizzati ad una riduzione dell’utile di bilancio. Da ultimo, Ebrahim (2007) ha verificato come la relazione negativa tra il livello di indipendenza dei board e l’earnings management risulti più forte nel caso di board caratterizzati da un elevato livello di attivismo, misurato mediante la frequenza delle riunioni tenute dal board.

Le evidenze relative al possibile ruolo degli Audit Committees sono molto più controverse, lasciando la questione per così dire non ancora risolta. Infatti, mentre nel già menzionato lavoro di Beasley (1996) non risulta verificata, su base statistica, la capacità degli audit committees di ridurre la probabilità di frodi contabili, Klein (2002) dimostra come l’indipendenza degli Audit Commitees sia negativamente correlata con l’earnings management del campione di società americane studiato. Un ulteriore contributo in tal senso viene offerto nello studio di Xie et al. (2003) dal quale emerge che la probabilità di riscontrare attività di earnings management sia più bassa nelle società il cui audit committee sia composto tra l’altro da membri caratterizzati da competenze specifiche in campo aziendale o nell’investment banking e da un elevato attivismo, anche qui misurato attraverso la frequenza delle riunioni tenute. A conclusioni simili è giunto anche lo studio condotto da Bédard et al. (2004). Con specifico riguardo a studi condotti su mercati diversi da quello Americano, il già menzionato studio di Peasnell, Pope e Young (2005) ha verificato che la presenza di un Audit Commitee non riduce né gli interventi di earnings management finalizzati ad accrescere il livello degli utili, né quelli destinati a ridurlo.

Ma quale è stato l’effetto degli IFRS? 
Come detto, obiettivo specifico del nostro studio era quello di misurare l’effetto che l’introduzione degli IFRS, un cambiamento epocale nei sistemi di accounting di molti paesi europei, ha avuto sulla capacità degli amministratori indipendenti e degli Audit Committees di contenere l’attività di earnings management
Posto che il dichiarato obiettivo dell’introduzione degli IFRS era quello di aumentare la qualità e la trasparenza dei principi contabili, a noi sembrava logica conseguenza, ipotizzare che le caratteristiche del nuovo framework teorico dovessero facilitare il lavoro di controllo degli amministratori indipendenti e degli Audit Committees e, dunque, che la loro capacità di incidere sull’attività di earnings management ne uscisse rafforzata. 
Per verificare la fondatezza della nostra ipotesi, abbiamo condotto uno studio su un campione di 222 aziende industriali (escludendo cioè le aziende bancarie e finanziarie) quotate presso Borsa Italiana nel periodo 2003 – 2006, le quali hanno tutte adottato i principi contabili internazionali nel 2005. Per le aziende del campione abbiamo raccolto numerosi dati relativi a: 
la struttura di corporate governance e la sua evoluzione nel periodo (considerando la dimensione del consiglio, la percentuale degli indipendenti – giungendo ad individuare i nominativi dei componenti – l’eventuale presenza del Comitato di Controllo Interno, la presenza di consiglieri con una specifica esperienza finanziaria, la sovrapposizione tra AD e presidente del consiglio, e così via); 
l’assetto proprietario e, in particolare, la presenza di azionisti che detenessero quote di rilievo; 
l’evoluzione delle performance e della struttura finanziaria; 
la società cui era stato affidato il mandato di revisione del bilancio. 
Abbiamo poi misurato l’evoluzione di due misure classiche di earnings management: (i) l’entità dei così detti accrual, ossia di quei componenti di reddito operativo che non si sono tradotti in flussi di cassa e che, in quanto tali, sono caratterizzati da un più elevato grado di soggettività e da un più elevato rischio di manipolazione; (ii) la presenza di un utile di modeste dimensioni, ossia di un risultato sintomatico della possibile presenza di azioni di earnings management finalizzate a evitare di presentare un risultato negativo (Barth et al., 2008, Burgstahler and Dichev, 1997, Leuz, Nanda and Wysocki, 2003).


I risultati: l’attività di controllo di indipendenti e Audit Commitees è più efficace dopo l’introduzione degli IFRS 

Con il data base così costruito, abbiamo proceduto a verificare come fosse variata la capacità la capacità degli amministratori indipendenti e dei Comitati di controllo interno di incidere sul livello di earnings management, misurato attraverso i due indicatori in precedenza descritti, con l’introduzione degli IFRS. 
Ebbene l’analisi ha fornito alcuni risultati interessanti: 
1) coerentemente con le evidenze riscontrate in precedenti studi, è emerso che anche in Italia la presenza di un crescente numero di amministratori indipendenti contribuiva a ridurre il livello di earnings management già prima dell’introduzione degli IFRS. Dal nostro studio è però emerso che questa capacità si è notevolmente accresciuta e rafforzata nel periodo immediatamente successivo alla loro introduzione, accrescendo così l’efficacia dell’attività di monitoraggio degli indipendenti: 
2) la presenza dei Comitati di controllo interno non sembra essere stato un fattore in grado di incidere sul livello di earnings management prima dell’introduzione degli IFRS. A ben vedere, questa evidenza conferma i risultati di taluni precedenti studi. Ciò che però rileva è che dopo l’introduzione degli IFRS anche per i Comitati di controllo interno si evidenzia una relazione negativa tra la loro presenza e il livello di earnings quality
3) le indicazioni ottenute non variano significativamente al mutare della variabile utilizzata per misurare il livello di earnings management, denotando così una buona robustezza dei risultati raggiunti; 
4) le indicazioni, inoltre, non si modificano anche nel caso in cui l’analisi venga condotta sul sottocampione di imprese, da noi utilizzato per validare ulteriormente le nostre ipotesi di ricerca, i cui board non hanno registrato alcun cambiamento nella composizione degli amministratori indipendenti o dei Comitati di controllo interno nel periodo di analisi (2003-06). 
In sintesi, da questa analisi risulta che l’introduzione dei principi contabili internazionali ha confermato, l’importanza dei consigli di amministrazione – e dei consiglieri indipendenti al loro interno – a i fini del controllo dell’utilizzo degli spazi di discrezionalità contabile che anche in questo nuovo sistema rimangono a disposizione del management aziendale. 
Anzi, nel periodo immediatamente successivo all’introduzione degli IFRS, la capacità degli amministratori indipendenti e dei Comitati di controllo interno di monitorare con efficacia l’attività di earnings management sembrerebbe essersi accresciuta. Si potrebbe forse sostenere che la supposta migliore qualità degli standard internazionali ha consentito a indipendenti e Comitati per il controllo interno di aumentare il loro livello di comprensione dei fenomeni aziendali – quasi accrescendone il livello di esperienza – e dunque favorendo l’efficace svolgimento di questo ruolo di monitoraggio. Si tratta ora di vedere se e in che misura questo fenomeno resiste nel tempo o, piuttosto, ha una natura temporanea, essendo dunque destinato ad un graduale rientro1

Note

(1) Per un più approfondito esame del lavoro svolto, delle caratteristiche del campione, dei risultati ottenuti e dei limiti degli stessi, si rimanda al paper “Board monitoring and Earnings management pre and post-IFRS” di prossima pubblicazione sulla rivista The Journal of International Accounting.


© RIPRODUZIONE RISERVATA

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