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Basilea 3 – Pronti, partenza, via … tra qualche anno

Il documento del 12 settembre scorso pubblicato dal comitato di Basilea arriva al termine di un lungo processo di consultazione, iniziato formalmente nel dicembre 2009 e che ha visto la partecipazione dei più importanti soggetti della comunità finanziaria. 
La crisi finanziaria degli anni scorsi aveva infatti evidenziato la necessità di un intervento strutturale sul patrimonio delle banche. Si è, infatti, visto come in molti casi i livelli di capitale degli istituti di credito si siano rilevati inadeguati a fronte dei rischi assunti. Inoltre, ci si è accorti come, al di là dell’innalzamento dei ratio patrimoniali, il tema del capitale andasse affrontato anche da un punto di vista qualitativo. Alcune componenti del patrimonio si sono rilevate insufficienti ad assorbire le perdite inattese subite dalle banche durante la crisi finanziaria; ciò significa, semplificando il più possibile, che anche mentre la crisi imperversava gli azionisti hanno continuato a percepire i dividendi e i portatori dei c.d. strumenti ibridi hanno continuato a ricevere i pagamenti previsti sotto forma di cedola, comportando di fatto in molti casi la necessità di un intervento da parte degli stati per aiutare le banche in difficoltà; tutto questo con i soldi dei contribuenti. 
In un contesto in cui vi è una nuova consapevolezza da parte degli operatori circa la necessità di una normativa più stringente, arrivano le nuove regole adottate dal comitato di Basilea il 12 settembre scorso, già ribattezzate come le nuove regole di Basilea 3; tali disposizioni dovranno comunque essere confermate al G-20 di Seul del prossimo novembre. 

Le posizioni degli operatori
Le posizioni degli operatori all’indomani di Basilea 3, come era prevedibile, sono assai variegate. Da un lato c’è chi ritiene che le misure avranno un impatto significativo sulla crescita; l’imposizione di livelli di capitale più elevati inciderebbe infatti sulla capacità delle banche di prestare denaro e quindi, in ultima analisi, sulla crescita dell’economia e del prodotto interno lordo dei vari paesi. Dall’altro lato c’è la posizione delle banche centrali, che ritengono come le nuove misure non siano affatto un freno alla crescita, ma costituiscano un aiuto importante in vista di una maggiore stabilità del sistema bancario. 
Come spesso accade in questi casi c’è stata anche una guerra di cifre. Stime sull’impatto di Basilea 3 sul prodotto interno lordo vengono fornite da entrambe le parti, con risultati spesso lontani tra di loro. Non manca poi la voce di chi ritiene che le misure di Basilea 3 siano troppo timide e dilazionate nel tempo (forse però questi dimenticano che non sarebbe poi così facile per le banche adeguarsi in un breve lasso temporale a nuovi requisiti molto stringenti). 
Nel seguito si darà conto delle misure adottate dal comitato di Basilea e si vedrà anche come alcune di queste rischino di introdurre una notevole incertezza per gli operatori e come non sempre si registri un coordinamento perfetto tra i vari interventi regolamentari. 

Le misure principali
Le misure principali sono quelle sui ratio patrimoniali. 
Il coefficiente patrimoniale complessivo (il c.d. Total Capital Ratio), che misura il rapporto tra il capitale regolamentare e le attività ponderate per il rischio (i c.d. risk weighted assets), rimane invariato all’8%. 
Cambiano tuttavia i ratio patrimoniali relativi alle voci di maggiore qualità del capitale delle banche. Il requisito minimo per il coefficiente patrimoniale di qualità primaria (il c.d. Core Tier I Ratio, composto essenzialmente da azioni, utili e riserve) passa da un valore (implicito) del 2% ad un valore, a regime, del 4,5%. Inoltre, il coefficiente del patrimonio di base (che include anche i c.d. strumenti “ibridi”) passa dal 4% al 6% a regime. 
Viene anche introdotto, a partire dal 2015, un nuovo “cuscinetto” di capitale aggiuntivo (il c.d. capital conservation buffer), che a pieno regime dovrà essere pari al 2,5%. Anche questo cuscinetto dovrà essere formato da elementi di qualità primaria del capitale. La peculiarità di questo buffer è rappresentata dal fatto che potrà gonfiarsi o sgonfiarsi a seconda del ciclo economico; il mancato rispetto di questo requisito dovrebbe poi comportare per le banche restrizioni nella distribuzione degli utili e nell’attribuzione di bonus al personale. 
Interessante è anche la previsione di un ulteriore cuscinetto (il c.d. countercyclical buffer), che dovrebbe essere compreso tra 0% e il 2,5% dei risk weighted assets. Tale bufferverrebbe attivato discrezionalmente da parte delle singole autorità di vigilanza in periodi di crescita eccessiva del credito al fine di controbilanciare i maggiori rischi assunti dagli istituti di credito. Anche questo cuscinetto dovrebbe essere coperto solamente con azioni ed altri strumenti che consentono un pieno assorbimento delle perdite.

Gli strumenti ibridi di capitale 
Una importanza particolare nel contesto del comitato di Basilea hanno assunto gli strumenti ibridi di capitale (c.d. strumenti di Tier I o, nella terminologia di Banca d’Italia, “strumenti innovativi di capitale”). 
Tali strumenti rientrano tra le componenti del patrimonio di base bancario e, in estrema sintesi, hanno delle peculiarità che li pongono a metà, in termini di subordinazione e di capacità di assorbire le perdite, tra le azioni e le obbligazioni senior. Alcune delle caratteristiche di questi strumenti sono oggetto di un intenso dibattito da parte della comunità finanziaria, al fine di individuare quei miglioramenti che consentirebbero alle banche, nei periodi di crisi finanziaria, di poter usufruire di questi strumenti come un efficace meccanismo di assorbimento delle perdite. 
Limitandosi agli aspetti principali, gli strumenti ibridi di nuova generazione, secondo quanto previsto da Basilea 3, dovrebbero consentire una maggiore discrezionalità da parte della banca emittente nel pagare la cedola (permettendo così un risparmio di denaro della banca nei periodi di crisi), nonché la possibilità, in casi estremi, di abbattere il valore nominale degli strumenti, riducendo così il debito che la banca ha contratto nei confronti degli investitori, e senza che questo rappresenti un default da parte della banca. 
Il dibattito sugli strumenti ibridi, già particolarmente articolato, è ulteriormente complicato dal fatto che si va ad inserire in un contesto normativo in profonda evoluzione. Entro la fine di quest’anno, infatti, entreranno in vigore le norme derivanti dall’adozione delle direttive 2006/48 e 2006/49, come da ultimo modificate nel corso del 2008 (c.d. CRD II), che già contenevano importanti novità sui requisiti degli strumenti ibridi. Basilea 3 per molti aspetti supera la CRD II, ancor prima che la stessa sia entrata in vigore, rendendola già “vecchia” su molti fronti. Ciò crea una situazione di notevole incertezza per le banche che si trovano ad emettere strumenti ibridi già in linea con la CRD II, senza tuttavia alcuna garanzia circa la possibilità di continuare a computare tali strumenti (c.d. grandfathering) una volta che Basilea 3 sarà entrata in vigore. Un maggiore coordinamento da parte dei vari attori coinvolti sarebbe sicuramente auspicabile su un aspetto così delicato. 

Leva finanziaria e liquidità 
Altri limiti introdotti dal comitato sono quelli relativi alla leva finanziaria e alla liquidità. 
Sul primo fronte viene introdotto il c.d. leverage ratio che misura il rapporto massimo che potrà esserci tra attività ed esposizioni fuori bilancio ed il capitale. La leva altissima raggiunta da molte banche nel periodo pre-crisi finanziaria ha portato ad una rischiosità molto elevata per il sistema e ha accresciuto il rischio di insolvenza degli operatori finanziari; viene così introdotto questo nuovo coefficiente, anche se è demandato ad un momento successivo l’esatta individuazione del suo ammontare. 
Poiché la crisi ha reso evidente anche la difficoltà di molte banche nel reperire le risorse necessarie per sopperire alle passività a breve termine, viene introdotto il c.d. liquidity coverage ratio che mira a porre un equilibrio tra scadenze del passivo e quelle dell’attivo; non è stato ancora tuttavia individuato un limite quantitativo su questo fronte, e il comitato di Basilea si è limitato a stabilire che a partire dall’anno prossimo inizierà un periodo di osservazione, finalizzato all’introduzione di un coefficiente di liquidità a partire dal 2015. 
Su questi due requisiti, il comitato di Basilea è stato accusato da alcuni di troppa timidezza, alla luce dei tempi lunghi di attuazione e di un periodo di osservazione considerato troppo ampio.  

Il dibattito è aperto 
Queste sono le principali novità introdotte dal comitato di Basilea. A questo punto la domanda che tutti si pongono è la seguente: riusciranno le nuove norme di Basilea 3 a scongiurare altre crisi finanziarie? Il dibattito è appena cominciato.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

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