Aziende italiane, donne e giovani ancora esclusi dalla leadership
La prima rilevazione dell’Osservatorio sulla Governance di CUOA Business School fotografa la realtà delle aziende italiane. In cui la leadership è ancora nelle mani di uomini, vicini ai 60 anni, e dove il proprietario preferisce dare spazio ai nipoti, piuttosto che ai figli
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Non è una leadership per donne. E neanche per giovani. La prima rilevazione dell’Osservatorio sulla Governance di CUOA (Centro universitario di organizzazione aziendale) Business School, realizzata in collaborazione con Adacta Advisory su 20.387 aziende italiane con ricavi superiori a 20 milioni di euro, conferma alcuni degli stereotipi del mondo dell’impresa italiana. Che rimane fortemente maschile e avanti con l’età. Nei consigli di amministrazione le donne sono in media il 19%, mentre quasi un cda su due, il 48%, è composto esclusivamente da uomini. L’età media dei consiglieri è di 57 anni, 59 per gli amministratori unici. Millennial e Gen Z rappresentano solo il 15% dei componenti dei board.
La lotta generazionale nel family business
Sul fronte generazionale il segmento del family business presenta caratteristiche peculiari. La proporzione di Millennial nei consigli di amministrazione è simile a quella presente in imprese con altri assetti proprietari ed è l’unico nel quale la fascia di età 45-60 anni non è maggioritaria in consiglio. Nelle famiglie imprenditoriali la Gen X sembra essere schiacciata tra Baby Boomers e Millennial. Come se i genitori preferissero avere più nipoti e meno figli e figlie all’interno della governance. Mentre, nelle imprese controllate da Private Equity, i Millennial sono il 17% a fronte di una media generale del 14%, del 12% delle imprese con proprietà straniera e dell’11% delle quotate.
Alcune realtà del Sud al top
Uno degli elementi più interessanti di questa ricerca riguarda la distribuzione geografica del tema dell’inclusione nei vertici aziendali. Alcuni dei risultati migliori si registrano al Sud, diversamente da quanto ci si potrebbe immaginare. Sicilia, Calabria e Campania sono infatti le regioni con la più alta concentrazione di giovani under 45 nei board aziendali, rispettivamente con il 19,2%, il 19,1% e il 19,0%. Questo tema, quindi, non segue necessariamente la tradizionale frattura Nord-Sud.
La governance collegiale
Il 79% delle imprese italiane comprese nel campione adotta una governance collegiale, affidando la guida a un consiglio di amministrazione composto mediamente da 4 membri. Il restante 21% preferisce, invece, affidarsi a un amministratore unico. Le prime sono mediamente più grandi e presentano profili economico-finanziari migliori rispetto a quelle guidate da una figura unica.
Le aziende famigliari centrali nel sistema produttivo
Lo studio di CUOA Business School sfata un altro dei miti: le aziende a conduzione famigliare non sono, per forza, di piccole dimensioni. Il 65% delle imprese analizzate dall’Osservatorio, infatti, è a conduzione familiare ma l’analisi dei bilanci conferma una spiccata vitalità: con un CAGR dei ricavi pari al 13% e una marginalità EBIT del 6,6%. Questa tipologia d’impresa si dimostra quindi competitiva, resiliente e, soprattutto, resta una componente centrale del sistema produttivo nazionale.
La vera sfida, quindi, riguarda l’evoluzione dei modelli di governance. La capacità di avere cda più aperti, con un’ampia presenza femminile, un forte ricambio generazionale e il passaggio a forme maggiormente collegiali.

