Tax Control Framework sempre più integrato nella governance dei rischi
Il recente atto di prassi dell'Agenzia delle Entrate fornisce chiarimenti organici sul nuovo assetto della governance del rischio fiscale che diventa sempre più leva di valore per le imprese italiane
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L’Agenzia delle Entrate è entrata decisamente nel merito della governance ai fini del corretto funzionamento del cosiddetto. Tax Control Framework (TCF), soffermandosi nuovamente, così come nelle linee guida settoriali già emanate nel corso del 2025, sulla necessità che il Framework preveda concretamente le tre linee di controllo.
La circolare ribadisce, infatti, come un TCF per ottenere la certificazione del professionista indipendente iscritto, richieda una indubbia segregation of duties (principio di controllo interno aziendale che prevede la divisione delle attività critiche e sensibili tra più persone) in particolare, con una funzione di monitoraggio di secondo livello (Tax Risk Management) indipendente dalle attività operative. Quanto al ruolo del c.d. Tax Risk Officer (TRO), per le aziende dotate di presidi di controllo interni (come ex lege 262/2005 o Sarbanes-Oxley Act), il TRO può utilizzare i test contabili già eseguiti, riducendo le duplicazioni operative. Si tratta di una semplificazione auspicata da più parti che viene incontro, quindi, alle esigenze della platea dei contribuenti interessati.
Viene inoltre ribadita l’esigenza dell’integrazione contabile dei controlli in materia fiscale: questo vuol dire che il TCF non deve essere un sistema isolato, ma integrato nei processi amministrativi e di bilancio dell’impresa. Ma non solo, le indicazioni dell’Agenzia vanno lette al di là della mera esigenza di monitoraggio del rischio fiscale, andando ad impattare in modo diretto sul complessivo disegno dei presidi, anche al fine di valutarne il concreto funzionamento.
Del resto, se da un lato si richiede che il rischio fiscale entri stabilmente nei sistemi di controllo interno e gestione dei rischi, dall’altro allo stesso modo, affinché ciò avvenga in modo efficace, sono richiesti una maggiore, effettiva ed efficiente integrazione tra le diverse funzioni aziendali, la completa tracciabilità dei processi decisionali, l’approccio unitario strategico e strutturato alla organizzazione di un unico sistema di gestione dei rischi.
Le funzioni aziendali con responsabilità in ambito fiscale non possono più essere limitate alla sola gestione degli adempimenti di legge, ma sono chiamate a partecipare al processo decisionale, assumendo così un ruolo strategico. Ne deriva in conclusione, con la convergenza tra diversi sistemi di controllo l’opportunità di sviluppare una integrazione di tali strumenti di controllo in un’unica più efficace architettura della governance, evitando così duplicazioni ed aumentando l’efficacia complessiva dei presidi.
Grazie alle Linee Guida per il TCF gli operatori hanno a disposizione un manuale per la gestione del rischio nell’ambito della cooperative compliance, un documento di miglior prassi operativa che, racchiudendo l’esperienza maturata dall’Agenzia delle Entrate, viene a supporto delle imprese italiane anche per la creazione di una governance in linea con le best practices internazionali.
Un passaggio quindi epocale verso la creazione di maggior valore per le imprese italiane, che sono sempre più target appetibili per gli investitori anche esteri, nonché alla luce delle novità introdotte dal D.Lgs. n. 47/2026, attuativo della Legge Capitali, recante proprio la riforma della governance societaria, in particolare nell’ottica prioritaria della gestione e controllo integrati dei rischi di business.
Enrico Fossa: dottore commercialista, membro di collegi sindacali in gruppi internazionali e di emittenti quotate. Iscritto nell’elenco AdE dei Certificatori del TCF

