La governance europea è più avanzata di quella USA?
Il Vecchio Continente spicca per diversità e struttura dei cda ma segna un poco il passo nella capacità di governare tecnologia e sfide geopolitiche. Ecco i dati dell’European Corporate Governance Barometer 2026 di ecoDa
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Avanti agli Stati Uniti per quanto riguarda diversità e struttura dei consigli di amministrazione ma indietro nell’attenzione rivolta a geopolitica e tecnologia. La governance del Vecchio Continente sembra rispecchiare le caratteristiche più peculiari dell’Europa (attenzione ai diritti ma lentezza nell’agganciare il treno dell’innovazione) secondo il report European Corporate Governance Barometer, arrivato alla seconda edizione, realizzato da ecoDa, The European Confederation of Directors Associations, (organizzazione ombrello che unisce le principali associazioni nazionali di amministratori fra cui anche Nedcommunity) presieduta dal 2025 da Maria Pierdicchi. “L’Europa ha gettato solide basi di governance. La sfida ora è quella di garantire che i consigli di amministrazione siano in grado di gestire efficacemente la complessità e i rischi emergenti”, ha affermato.
L’analisi è stata condotta utilizzando quattro benchmark (STOXX Europe 600, Eurozone 300, FTSE 100 e S&P 100, parametro di riferimento statunitense per i confronti Europa-USA) e le informazioni di corporate governance pubblicate dalle società incluse nei rispettivi indici.
Che livello di indipendenza hanno i cda europei?
I cda europei sono rimasti stabili in termini di dimensioni e struttura, con un quadro organizzativo dei comitati in linea con quello del 2025 e un leggero aumento dei membri indipendenti. La media è di 10,9 componenti (6,7 dei quali indipendenti) contro i quasi 12 degli Usa (10 indipendenti). Circa i tre quarti delle società dello STOXX Europe 600 hanno adottato un modello monistico (in Italia il 91% adotta il modello tradizionale, nel quale vige una netta separazione tra l’organo di gestione e l’organo di controllo).
La rappresentanza femminile nei board continua ad aumentare costantemente; tutti i Paesi presenti nell’indice STOXX Europe 600, eccetto la Polonia, superano l’obiettivo di un terzo. La media complessiva è del 41,4%. In Italia è del 44%, fra le migliori in Europa.
Tuttavia, solo circa il 12% dei consigli di amministrazione è presieduto da una donna. La leadership femminile è più marcata nei comitati ESG, dove il 51% dei presidenti è costituito da donne, ma rimane inferiore nei comitati di nomina, fermo al 30%. Nel 2026 le donne ricoprono il 27,8% delle cariche nei comitati esecutivi, rispetto al 26,7% del 2025. In cima alla classifica la Norvegia con il 36% mentre l’Italia è in coda, quart’ultima con appena il 20%.
L’Europa sta gradualmente recuperando terreno rispetto agli Stati Uniti in termini di diversità di genere nella leadership esecutiva. Tuttavia, appena l’8,7% delle aziende è guidato da una
donna, con un modesto aumento dall’8,3% nel 2025. Negli Usa, oggi, la percentuale è soltanto del 7%.
L’età media dei membri indipendenti dei consigli di amministrazione europei è aumentata leggermente da 60,2 anni nel 2018 a 61,9 anni nel 2026, ma i cda europei continuano a essere più giovani rispetto a quelli a stelle e strisce che hanno un’età media di 64,6 anni. In Italia l’età media è di 61,2 anni. La durata media in carica dei consiglieri in Europa è di 6,1 anni contro gli 8,3 degli Usa ma le differenze sono ampie fra un Paese e l’altro: in Lussemburgo e in Belgio è di 8 anni, in Francia 6,8, in Germania 6,1 mentre in Italia 5,5.
La diversità culturale rimane elevata, con una media di 3,7 nazionalità per consiglio di amministrazione nel 2026 rispetto alle 3,6 del 2025 (in Italia 2,3).
Innovazione e visione geopolitica: a che punto siamo?
I board del Vecchio continente hanno compiuto grandi passi in avanti ma il gap rispetto agli Stati Uniti permane. I numeri parlano chiaro: soltanto il 10% dei consigli di amministrazione disporrà di comitati formali dedicati all’innovazione e alla tecnologia nel 2026, mentre un ulteriore 24% gestirà tali temi attraverso altri comitati o a livello dell’intero consiglio di amministrazione. I comitati incentrati sulla geopolitica e sugli affari pubblici rimangono rari (0,8%).
Remunerazione per azioni? Questa sconosciuta
Soltanto 9 delle 300 aziende dell’Eurozona concedono azioni come parte della remunerazione dei membri del cda, con la percentuale più elevata in Finlandia (oltre il 30%). Seguono Olanda (21,1%) e Belgio (19,9%). In Italia nessuna azienda del campione la adotta per dei limiti imposti dalla normativa vigente.
Ma quanto guadagna un consigliere di amministrazione in Europa? Dipende dal Paese, il range infatti è piuttosto ampio e va dai 121.149 della Spagna ai 56.836 della Francia. In Italia i board member delle società dell’indice Eurozone 300 guadagnano in media 73.222 euro all’anno.
Il rapporto tra la remunerazione dei presidenti e quella dei membri del consiglio di amministrazione si attesta a 3,8 tra le 300 aziende dell’Eurozona (5,9 in Italia), in linea con il 5,6× nel FTSE 100 britannico.

