Sostenibilità

La governance oltre gli adempimenti: il potenziale inespresso della PdR 167

Dalla definizione dei ruoli alla gestione dei rischi, la PdR 167 propone un approccio strutturato alla governance aziendale. Uno strumento sempre più attuale, la cui diffusione è però frenata da ostacoli culturali e organizzativi

Getty Images

Negli ultimi anni la governance è uscita dai manuali di diritto societario per diventare una questione centrale di competitività. Non è più solo un tema per consigli di amministrazione e grandi gruppi, riguarda tutte le imprese, incluse le PMI. Eppure, proprio mentre cresce l’attenzione su trasparenza, controlli e responsabilità, molte aziende faticano a dotarsi di strumenti concreti per strutturare la governance. Tra questi, la PdR 167 — la Prassi di Riferimento sviluppata in ambito UNI — rappresenta uno dei tentativi più avanzati di tradurre principi astratti in modelli operativi. Ma tra teoria e pratica, la distanza resta significativa.

Cos’è la PdR 167 (e perché conta)

La PdR 167 nasce con l’obiettivo di fornire linee guida per l’implementazione di sistemi di governance efficaci, integrando aspetti organizzativi, controllo interno, gestione dei rischi e sostenibilità. In un contesto in cui le imprese devono rispondere a pressioni sempre più complesse – normative, finanziarie e reputazionali – la prassi offre un quadro strutturato per chiarire ruoli e responsabilità, migliorare i processi decisionali, rafforzare i sistemi di controllo e integrare i principi ESG nella gestione aziendale. In altre parole, non è solo uno standard tecnico, ma un vero e proprio “modello organizzativo”.

L’utilità reale: ordine, trasparenza, credibilità

Per le imprese che la adottano, i benefici sono concreti. Innanzitutto, la PdR 167 aiuta a mettere ordine. Molte aziende, soprattutto di piccole e medie dimensioni, crescono senza una struttura formale di governance, accumulando nel tempo sovrapposizioni, ambiguità e inefficienze. La prassi consente di razionalizzare questi assetti, rendendoli più chiari e funzionali. In secondo luogo, migliora la trasparenza. Processi decisionali tracciabili, controlli definiti e responsabilità esplicite riducono il rischio di errori, conflitti interni e opacità. Infine, aumenta la credibilità verso l’esterno. In un contesto in cui banche, investitori e partner chiedono sempre più garanzie sulla qualità della gestione, adottare un modello strutturato di governance diventa un vantaggio competitivo.

Il nodo critico: implementare è difficile

Se i benefici sono evidenti, perché la diffusione resta limitata? La risposta sta nelle difficoltà di implementazione e la prima è culturale. Molte imprese, soprattutto familiari, percepiscono la governance come un vincolo piuttosto che come un’opportunità. Formalizzare ruoli e processi può essere visto come una perdita di flessibilità o, peggio, come una messa in discussione degli equilibri interni. La seconda è organizzativa. Applicare la PdR 167 richiede competenze specifiche, tempo e risorse. Non si tratta di adottare un documento, ma di ripensare l’intera architettura decisionale dell’azienda. La terza è economica. Anche se i costi diretti possono essere contenuti, quelli indiretti – consulenza, formazione, adeguamento dei processi – rappresentano una barriera, soprattutto per le PMI.

Il rischio di un approccio formale

Un ulteriore problema è il rischio di implementazioni “di facciata”. In alcuni casi, le aziende adottano strumenti di governance solo per rispondere a richieste esterne (bandi, finanziamenti, rating ESG), senza un reale cambiamento interno. In questi casi, la PdR 167 perde la sua funzione trasformativa e si riduce a un adempimento formale, con benefici limitati.

Una leva strategica (se usata bene)

Nonostante le difficoltà, il contesto attuale rende sempre più difficile ignorare il tema. L’evoluzione normativa, la centralità dei fattori ESG e la crescente attenzione alla reputazione aziendale spingono verso modelli di gestione più strutturati. In questo scenario, la PdR 167 può rappresentare un ponte tra principi teorici e applicazione pratica. Ma a una condizione: che venga adottata come strumento strategico, non come obbligo.

La governance è diventata il nuovo terreno della competitività. Non basta più avere buoni prodotti o strategie di mercato efficaci, serve anche dimostrare di saper gestire l’impresa in modo trasparente, responsabile e strutturato. La PdR 167 offre una risposta possibile a questa esigenza. Ma, come spesso accade, il vero ostacolo non è lo strumento, bensì la capacità delle imprese di utilizzarlo davvero, e in questo, più che le norme, farà la differenza la cultura manageriale del Paese.

button up site