Partecipate pubbliche: la governance oltre la forma
È possibile gestire una società pubblica con la stessa efficienza di una privata senza tradirne la missione sociale? La risposta è nella qualità del CdA
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Le società a partecipazione pubblica occupano uno spazio delicato e strategico nel sistema economico e istituzionale di una città. Gestiscono servizi essenziali, infrastrutture, patrimonio culturale e funzioni di interesse collettivo. Allo stesso tempo, operano in contesti complessi, sottoposti a vincoli normativi stringenti, attenzione mediatica e aspettative crescenti da parte dei cittadini. In questo equilibrio sottile, la qualità della governance diventa decisiva.
Missione pubblica e sostenibilità economica: un falso conflitto
Si tende talvolta a contrapporre missione pubblica e sostenibilità economico-finanziaria. In realtà, nelle società partecipate la sostenibilità non è alternativa alla missione, ne è una condizione necessaria. Un servizio pubblico strutturalmente in perdita, non governato con disciplina economica, finisce per generare inefficienze, ridurre gli investimenti e comprimere la qualità. Nel lungo periodo, si indebolisce proprio l’interesse collettivo che si intende tutelare.
Governare una partecipata significa quindi saper coniugare indirizzo pubblico e responsabilità gestionale, qualità del servizio ed equilibrio dei conti, visione di lungo periodo e controllo dei rischi.
Il ruolo del consiglio di amministrazione
In questo contesto, il consiglio di amministrazione non è il luogo della gestione operativa ma il presidio dell’equilibrio. Il suo compito principale è favorire un dialogo costruttivo tra amministrazione concedente, management e stakeholder, definendo indirizzi strategici coerenti con la missione istituzionale.
Un buon CdA deve presidiare tre fronti cruciali: la sostenibilità economico-finanziaria delle scelte, l’efficacia dei sistemi di controllo e gestione dei rischi e la trasparenza nei rapporti con l’ente pubblico di riferimento. Nelle realtà in cui l’interesse collettivo è centrale, l’amministratore esercita una costante funzione di equilibrio: comprende le esigenze dell’azionista senza sovrapporsi alla gestione, sostiene il management senza rinunciare al controllo e assicura risultati senza sacrificare la visione di lungo periodo.
L’esperienza dei sistemi complessi
Chi ha operato in società legate alla realizzazione o gestione di infrastrutture urbane sa quanto sia delicato il rapporto tra interesse pubblico, sostenibilità economica e responsabilità gestionale.
In questi contesti, ogni decisione strategica — dagli investimenti alla struttura finanziaria, dalla gestione dei rischi al rapporto con gli stakeholder — si colloca dentro una cornice pubblica e istituzionale. La governance non può limitarsi a un approccio tecnico ma deve essere consapevole dell’impatto sociale, reputazionale e istituzionale delle scelte compiute.
È in queste situazioni che emerge con chiarezza quanto il CdA debba possedere non solo competenze economiche, giuridiche e organizzative ma anche una solida cultura istituzionale.
Competenze e indipendenza di giudizio
Le partecipate non hanno bisogno di amministratori “di rappresentanza”, ma di figure capaci di coniugare esperienza nella gestione di organizzazioni complesse, capacità di leggere piani industriali e bilanci, attenzione alla gestione del rischio, sensibilità per il contesto pubblico e regolatorio, indipendenza di giudizio.
L’indipendenza non è distanza astratta. È la capacità di esercitare un ruolo di equilibrio, anche quando le decisioni sono complesse o impopolari e serve proprio a tutelare logiche di breve termine della politica.
Trasparenza e gestione dei conflitti
Un elemento centrale nella governance delle partecipate è la gestione dei potenziali conflitti di interesse. Anche in questo caso, non si tratta solo di un adempimento formale, ma di un presidio sostanziale di credibilità. La trasparenza preventiva, la dichiarazione delle situazioni rilevanti e l’astensione nelle deliberazioni che possano generare conflitti rafforzano la fiducia nelle istituzioni e proteggono l’ente, il CdA e il singolo amministratore.
Una responsabilità verso la città
Le società partecipate sono, a tutti gli effetti, infrastrutture della vita collettiva: materiali o immateriali, economiche o culturali. La loro qualità incide sulla competitività, sull’inclusione e sulla coesione sociale di una città. La qualità della governance non è quindi un tema tecnico per addetti ai lavori ma una questione di responsabilità civica. La solidità dei Consigli di Amministrazione, la chiarezza degli indirizzi strategici e la capacità di coniugare missione pubblica e sostenibilità economica sono fattori che contribuiscono direttamente alla credibilità delle istituzioni e alla fiducia dei cittadini.
Governare una partecipata pubblica significa assumersi la responsabilità fiduciaria di custodire un interesse collettivo nel tempo. Richiede competenza, equilibrio e visione.
Renato Aliberti: executive manager con lunga esperienza in infrastrutture, mobilità urbana e società partecipate, ha ricoperto ruoli di amministratore delegato, CFO e consigliere, associato Nedcommunity

